di Claudio Palombi
Qualcuno vuole farci credere cose a cui non vogliamo rassegnarci. Esprimo grande soddisfazione per il documento espresso dal presidente della Corte dei Conti, in questi giorni, Raffaele Squitieri, che dice “Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra”.
A nostro parere l’attuale congiuntura economica negativa ha le sue radici nei comportamenti di molti che purtroppo hanno trascinato tutti nella crisi.
La Holdings Lehman Brothers, società attiva nei servizi finanziari a livello globale, è stata solo la punta dell’iceberg di un sistema corrotto, illegale, non etico che ha fatto dell’accumulo della ricchezza l’unico obiettivo da perseguire.
La parola crisi è stata usata per consentire comportamenti che in altre condizioni non sarebbero mai stati permessi. Mi riferisco al rapporto padrone e lavoratore. Veniamo da decenni durante i quali si è cercato di tutelare sempre i più deboli, ora causa la crisi, c’è inversione di questa tendenza.
I sindacati, un tempo conquista dei lavoratori oggi sfilano senza che nessuna delle loro richieste venga accolta, anzi chi ci governa tende a precisare che non incideranno sulle scelte dello stesso.
Per l’attività che svolgiamo, abbiamo testimonianze quotidiane rese dai lavoratori, di trattamenti al confine del codice penale di molti datori, che sfruttano molti ad eseguire straordinari mal retribuiti, a volte non retribuiti affatto, prendere o lasciare, pena il licenziamento. In molte realtà lavorative, molti contratti a tempo indeterminato sono stati trasformati in contratti da precari e questo solo per rendere più forte la leva del ricatto sul più debole , cioè il lavoratore.
Gli imprenditori che hanno potuto o saputo , hanno esportato le loro produzioni in paesi, dove il lavoratore è privo di tutele e diritti sociali, questo per ottenere produzioni a basso costo ed essere quindi concorrenziali sul mercato. In nome della crisi, chi è rimasto nei confini nazionali ha sollevato il polverone , reale delle difficoltà economiche, per trasportare qui le condizioni lavorative dei paesi emergenti, ripeto paesi dove la consapevolezza dei diritti dei lavoratori è solo all’alba di un nuovo giorno.
E non basta, oltre a ricercare la precarizzazione ancora più spinta di molti lavoratori, anzi dare alla precarietà una legittimazione di legge, vedi il Jobs Act, si vuole far passare in modo assoluto l’idea che il lavoratore sia infedele, corrotto, doppiogiochista. Alla luce di ciò, si vuole far passare norme e soprattutto comportamenti di tipo militare, cioè ritenere legittimo l’uso degli investigatori per scrutare i comportamenti dei singoli. Questa è un’assurdità, dobbiamo respingere questa deriva militarizzata della nostra società, che deve porre al centro degli obiettivi la persona e la tutela dei propri diritti.
Non possiamo accettare la plutocrazia che alcuni ci vogliono imporre, il dio denaro non può essere il fine a cui tendere per tutti noi e il modello di società che vogliamo non può essere piegato al denaro.
Dobbiamo rimettere al centro dei nostri interessi l’uomo, il suo lavoro che deve essere il meno alienante possibile, deve consentire la libertà di scelte non obbligate e comportamenti umani e non belluini.
In questo ambito la funzione di controllo dei lavoratori in malattia deve rappresentare un modo non militare e rispettoso della dignità di tutti di verifica di diritti e doveri, che devono essere equilibrati.
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Rivendichiamo il nostro ruolo di terzi nella medicina fiscale a garanzia sia del committente che richiede la visita che del lavoratore. L’uso degli 007 in un paese civile è aberrante.