Associazione Nazionale Medici di Medicina Fiscale

Medici fiscali e algoritmi

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Nessun sistema può dirsi organizzato seriamente senza una seria burocrazia. Ma quando la burocrazia invece di servire diventa padrona nessun sistema può sopravvivere (Pino de Luca).

 

Pensavamo fosse un capolavoro che riguarda solo i medici fiscali e che interessasse solamente il complesso sistema di attribuzione delle visite di controllo quotidiane. E invece no, ecco che l’algoritmo scatena una guerra mondiale dal punto di vista economico. Per noi medici fiscali, che da un paio d’anni subiamo le conseguenze pratiche dell’applicazione del termine, è la seconda volta che ce lo ritroviamo[1],. Questa volta ai danni della Volkswagen[2], che proprio con gli algoritmi ha taroccato le analisi. Che figura! manco a San Giuseppe Vesuviano ai tempi delle banconote da dodicimilalire, né con le 300 euro coniate nel capoluogo partenopeo e diffuse nella nazione teutonica!

Ma la Germania è la Germania, per cui tutto il mondo si è scatenato per propagandare il bluff. Nel nostro caso, essendo coinvolte solo 1250 persone, nessuno ne parla. Tante domande da parte dei poveri malcapitati, ma nessun interlocutore capace di dare risposte soddisfacenti ed in grado di sedare l’ira dei medici di controllo che ogni giorno cercano di capire come funziona il machiavellico algoritmo che regola per due volte al giorno i loro umori e, soprattutto, le loro  tasche.

Qualche amico dei medici fiscali ha risposto con supponenza che trattasi di “Sistema Esperto” in ambito informatico, chiarendo che è “tecnologia semantica per la gestione delle informazioni”, riuscendo finalmente ad essere più chiaro delle risposte avute dall’Ente quando, ripetutamente, gli sono stati rivolti dei quesiti sul barbaro trattamento della categoria e sui criteri di attribuzione del carico di lavoro.

Algoritmi! Questa è la risposta. La caparbia volontà di pretendere spiegazioni è colmata solo da altri buoni amici, i quali giustificano che il sistema nasce per offrire ai propri utenti  l’opportunità di sfruttare l’intelligenza semantica per ottimizzare le attività di digital travel.

Non è che si voglia apparire insensibili alle nuove frontiere dell’informatica, ma è impressione che si stia mettendo al centro di tutta la medicina fiscale una serie di tecnicismi, coronati da burocrazia, a discapito delle persone, delle loro idee e bisogni, senza tener conto della competenza acquisita sul campo dopo oltre un ventennio di attività. Deliberatamente si cestina il parametro della “forza lavoro”, nucleo dei DM tuttora vigenti per  una assegnazione equilibrata delle visite a tutti i medici con pari disponibilità. Il tentativo  di assicurare i controlli in modo uniforme sul territorio, trascurando il numero degli incaricati, è fallito comunque per la pochezza delle risorse, pur sacrificando il minimo sostegno economico  di molti professionisti della categoria.   Di fronte all’imperativo di garantire “cruscotti” e obiettivi pare si stia deprezzando il valore della professione e, soprattutto, della persona che, ignara dei moderni tecnicismi, vive con ansia e demotivazione l’asservimento a cui qualche illuminato informatico la sta sottoponendo.

Visto come ausilio all’implementazione tecnologica, nell’ottica di una maggiore efficacia gestionale e di una migliore allocazione delle risorse, nessuno muoverebbe critiche all’algoritmo, ma se esso deve deprezzare il valore del lavoro in termini di remunerazione e diritti penalizzando il sanitario e costringendolo ad infruttuose reperibilità e perversi tour, allora non va bene.

Come non va bene se qualcuno dei medici fiscali  lavora con sole otto visite al mese, mentre altri superano il centinaio, oppure se in una sede si riducono i medici e proporzionalmente vengono ridotte anche le visite pro capite. Più complessa la faccenda dell’assegnazione delle visite quando il collega, in ferie o ristoro psicofisico, rientra in sede e vede assegnarsi un carico di lavoro che gli fa recuperare il tempo perso, a danno di chi è stato invece sempre presente e diventa spettatore! A meno che, in casi come questi, non si debba escludere la capacità dell’algoritmo, sostituendola con quella dell’uomo, che lo applicherebbe in maniera distorta o tendenziosa.

Forse è più semplice ricorrere all’esempio dell’arancia, buonissima da mangiare, ma capace di causare gravi danni quando viene lanciata nella battaglia di Ivrea e va a colpire qualche bulbo oculare.

Algoritmi si, ma facendone buon uso!

 

 

[1] Mentre chiudevamo questa nota un quotidiano online medico mette in rete ancora un algoritmo, questa volta riservato all’ipertensione essenziale (http://www.dottnet.it/articolo/17184/L-aifa-presenta-l-algoritmo-sulle-terapie-ipertensive/).

[2] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/algoritmi-la-chiave-della-lettura-falsata-delle-emissioni-di-gas-inquinanti-399f0bd8-9d7c-413a-a600-e4ebaaacf486.html.

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Questo articolo ha 3 commenti.

  1. L’algoritmo perverso fa sì che un collega alle h 9:30 si vede attribuire tre visite in tre contrade vaste e sperdute in un territorio della Valle d’Itria. Preso dalla urgenza di recarsi sul posto, a causa della pioggia, delle stradine tortuose e forse da una velocità non adeguata,”raddrizza” una curva e dopo qualche ribaltamento si ritrova con fratture multiple e l’auto con gravi danni. Prima dell’entrata in funzione dell’applicativo intelligente, gli operatori di sede evitavano di assegnare nella stessa fascia più indirizzi che comportavano un disagio per il medico di controllo, ma questo è il buon senso che un programma non possiede.

  2. Non dico quando poi ci si mette il mal funzionamento del computer, io faccio lotte intestine per avere la connessione internet e i giri li faccio per trovare il posto giusto passando anche per matta visto che mi vedono girare con quello strano coso in mano che i nostri capi chiamano pomposamente net.book. Figuriamoci parlare di algoritmi quando ti senti dire che il funzionamento del “coso” è affare tuo, se muori di fame non ha importanza, non puoi curarti non ha importanza (se ci curiamo perdiamo quelle poche visite che ci danno), poi se ti si rompe la macchina o ti tamponano affari tuoi, si scordano di caricare le visite e se ti pagano solo poche visite affari tuoi .Lo schiavismo dovrebbe essere finito ma sarà vero?Ciao grazie a tutti, carina la vignetta

  3. Eh si . A volte facciamo manovre con l’auto assurde per giungere nelle destinazioni nelle due ore.Dobbiamo volerci bene non fosse altro perchè vale di più un asino vivo che un Doc morto.

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