Lettera aperta al Presidente del Consiglio

(riceviamo e pubblichiamo copia della lettera inviata da un collega e socio al Presidente del Consiglio il 3 giugno 2014)

 

Ill.mo Presidente del Consiglio e Segretario del PD

sono un medico fiscale INPS.
Le scrivo per portare alla sua attenzione un problema grave di lavoro per un gruppo di medici che hanno un’età compresa tra i 50 ed i 60 anni e che dal primo maggio 2013 sono sottoccupati. Si tratta dei Medici Fiscali INPS, medici che da oltre 20 anni svolgono questa attività  per conto dell’INPS. Dal mese di Maggio  cerchiamo di trovare soluzione a questo problema, ma sembra che la politica sia sorda e cieca. Dal 1983 per una legge dello stato la “638” l’Inps svolge le vmdc ( visite mediche di controllo domiciliari ) per i lavoratori in malattia, utilizzando i medici inseriti in liste speciali formate nelle diverse sedi Inps, e la maggior parte dei medici che svolge quest’attività, considerata libero professionale, è da oltre 20 anni che vive di questo lavoro, la medicina fiscale, spesa obbligatoria nel bilancio Inps, e con una spugna cancellata nel 2013 dalle voci di spese obbligatorie per la spending review, venendo meno a quello che recita la legge “638” del 1983.

Io mi chiedo e vorrei chiederlo alle istituzioni come sia possibile umiliare e denigrare le persone e le professioni in questo ignobile modo.

Ritrovarsi in un’età dove è difficilissimo ricollocarsi nel mondo del lavoro, dopo aver dedicato circa 25 anni di lavoro in una branca specifica, e nel corso di questi anni essere soggetti ad  incompatibilità, quindi dedicare la propria disponibilità  completamente a questo lavoro e poi ritrovarsi come degli esodati senza nessuna tutela, con uno stipendio di circa 500 euro lordi perchè come ho detto noi siamo considerati liberi professionisti, la maggior parte di noi medici fiscali inps svolge questo lavoro in maniera continuativa dal 1997, ma l’inizio dell’attività lavorativa risale al 1988.

Mi appello alla sua sensibilità, capire cosa sta accadendo a questo gruppo di professionisti ( padri e madri con figli da mantenere) da oltre 13 mesi  Molte interrogazioni parlmentari sono state fatte nei mesi di maggio e giugno del 2013. Dal mese di Febbraio 2014 è stata condotta una indagine conoscitiva  in XII Commissione Affari Sociali ed in data 27 maggio 2014 è stato approvato un Documento Conclusivo che le riporto di seguito.

Vorrei portare alla Sua attenzione il nostro problema che ha necessità di trovare una soluzione, chiedo alla sua passione di dedicare un pò del suo tempo a valutare questa vicenda che sembra volutamente tenuta in ombra, ma noi le assicuro siamo delle persone vive, esistenti, e non possiamo accettare che le istituzioni (Ministero della salute, Ministero del lavoro, Ministero della funzione pubblica, Inps, Fnomceo) ci ignorino.
Grazie per dedicare  un pò di attenzione ad una questione spinosa, per tutti noi è una questione di sopravvivenza.

Le chiedo aiuto e riporto di seguito le Conclusioni della Indagine Conoscitiva condotta in commissione Affari sociali (XII):

Indagine conoscitiva sull’organizzazione dell’attività dei medici che svolgono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia.

DOCUMENTO CONCLUSIVO APPROVATO

INDICE

1. Premessa
2. Quadro normativo
2.1 Competenza dell’INPS
2.2 Competenza delle Aziende sanitarie locali
3. Oggetto e svolgimento dell’indagine
4. Sintesi delle audizioni svolte
5. Conclusioni

Conclusioni.

Alla luce di quanto emerso nel corso dell’indagine conoscitiva e in particolare dei diversi contributi forniti dai soggetti durante le audizioni, la Commissione Affari sociali ritiene ancora valida la previsione, nel nostro sistema di welfare, della copertura assicurativa dei giorni in cui si è assenti dal lavoro per malattia o infortunio per i lavoratori dipendenti, posta a carico dell’INPS per i lavoratori del settore privato e a carico dei singoli enti pubblici per il settore del pubblico impiego.
L’indagine inoltre ha riconfermato l’utilità di un sistema di controlli che contrasti il fenomeno dell’assenteismo e assicuri un corretto uso delle risorse pubbliche, oltre a rispondere alle esigenze dei datori di lavoro in merito ai controlli sulla salute dei propri dipendenti, esigenze che lo Statuto dei lavoratori riconosce, ma dispone siano effettuate solo attraverso i servizi ispettivi degli enti previdenziali.
L’educazione al corretto utilizzo dell’istituto dell’assenza per motivi di salute, supportata da un’attività appropriata della medicina di controllo, che consenta di riconoscere e dissuadere eventuali abusi, rappresenta in definitiva il vero presidio di garanzia dei diritti del cittadino costretto ad assentarsi dal lavoro per reali e comprovate esigenze di salute.
Tuttavia, la sostanziale permanenza di un doppio e diverso regime tra lavoratori del settore pubblico e del settore privato non sembra trovare più giustificazione. Coerentemente con quanto già avvenuto per altri aspetti – si pensi all’unificazione degli enti previdenziali – anche la disciplina che regola i controlli sulle assenze per malattia, ad avviso della Commissione, va armonizzata e uniformata.
Si aggiunga che la normativa più recente ha stabilito l’invio telematico all’INPS dei certificati per malattia, dimostrando a maggior ragione l’intenzione di porre in capo solo a tale ente le funzioni di vigilanza.
In questo quadro il permanere di funzioni di accertamento dello stato di salute dei dipendenti assenti per malattia in capo alle aziende sanitarie, su incarico di enti pubblici, non trova giustificazione.
È stato esplicitamente fatto presente dalla Conferenza delle regioni quanto che, in una situazione di criticità finanziaria, risulterebbe impossibile aumentare la spesa per prestazioni non finalizzate alla tutela della salute, quali quelle relative alle certificazioni delle assenze per malattia, che infatti non rientrano nei LEA.
Per quanto attiene alle modalità con cui l’INPS procede a questi controlli è emerso altresì che tale funzione viene svolta da moltissimi anni attraverso il ricorso a personale con contratti libero-professionali pagato sostanzialmente a prestazione e in regime di incompatibilità più o meno totale con altri incarichi.
È emerso altresì che i tagli di spesa conseguenti all’applicazione della spending review hanno reso drammatica la situazione di molti medici che hanno svolto per molti anni in modo prevalente o addirittura esclusivo questo tipo di attività professionale. Peraltro tale attività è stata regolata in via amministrativa in modo non uniforme sul territorio nazionale e attraverso un contratto difficilmente riconducibile al rapporto di lavoro dipendente ma atipico sia rispetto alla categoria dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa che rispetto al lavoro autonomo e, in particolare, all’esercizio delle professioni intellettuali, in quanto non si risolve nella prestazione di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione, essendo piuttosto caratterizzato da lunghe reperibilità, non adeguatamente remunerate ed assolutamente sproporzionate rispetto alle prestazioni effettivamente richieste.
Poiché il rappresentante del dipartimento della funzione pubblica, nella sua audizione, si è detto disponibile a contribuire a «valutare l’opportunità di ridefinire i caratteri della collaborazione, secondo canoni di stabilità rivendicati dai medici fiscali, nei limiti del rispetto costituzionale del concorso pubblico e della normativa vigente in tema di reclutamento nella P.A.» si ritiene che la riorganizzazione dell’attività di medicina fiscale possa andare in questa direzione.
In tal modo si andrebbe incontro all’esigenza di dare certezze ai suddetti rapporti di lavoro, anche per l’indubbio interesse pubblico di garantire che coloro che svolgono funzioni di controllo possano farlo senza timori.
Sulla base di quanto evidenziato da più parti nel corso dell’indagine, le richieste che la Commissione Affari sociali ritiene condivisibili riguardano innanzitutto una chiarezza sulle condizioni contrattuali, con un regime di incompatibilità omogeneamente applicato che escluda la possibile sovrapposizione del ruolo di certificatore e di verificatore dello stesso stato di malattia che vanno invece rigorosamente tenuti distinti.
In secondo luogo, è condivisibile che il ricorso al medico fiscale sia effettuato in base a graduatorie nazionali che rispettino la vigente normativa che prevede l’obbligo di attingere a liste speciali ad esaurimento, nelle quali andranno inseriti a regime anche i medici che svolgono analoga attività presso le ASL, purché in servizio alla data del 31 dicembre 2007, analogamente a quanto previsto dall’articolo 4, comma 10-bis del decreto-legge n. 101 del 2013 per i medici fiscali delle predette liste ad esaurimento INPS.
Appare infine utile il percorso di fidelizzazione del personale sanitario anche attraverso il ricorso alla professionalità del medesimo, verificando ad esempio la possibilità che siano chiamati a partecipare alle commissioni per certificazioni di invalidità e, da ultimo, l’esclusione dalle suddette liste di chi è già in quiescenza.
In conclusione, i tempi sembrano ormai maturi per l’individuazione di un solo soggetto cui affidare lo svolgimento della funzione di controllo in merito alle assenze per motivi di salute, da individuarsi necessariamente nell’INPS. Tale scelta richiede alcune modifiche della normativa vigente che andranno meglio precisate con appositi atti.
Il costo del servizio reso dall’INPS nel settore del pubblico impiego potrebbe trovare risposta nelle cifre già ora stanziate per il medesimo scopo. Si potrebbe valutare un budget annuo complessivo e tale da coprire una quota predefinita di visite di controllo per la P.A., lasciando ad ogni amministrazione la possibilità di integrare tale quota ove risultasse necessario procedere ad un numero maggiore di controlli. Tale ipotesi consentirebbe di evitare che ragioni di risparmio immediato con conseguente riduzione del numero dei controlli lasci trasparire l’idea di un rallentamento della lotta all’assenteismo.
In ogni caso, la Commissione, anche nell’interesse generale di garantire il diritto del cittadino assente dal lavoro per motivi di salute, ritiene necessario che con urgenza l’INPS dia risposta ai problemi sollevati dalle rappresentanze dei medici fiscali, nella convinzione che la mission stessa dell’ente lo induca a rispondere positivamente alle giuste istanze sollevate, attenendosi alle indicazioni che il dipartimento della funzione pubblica potrebbe fornire allo scopo.
Nell’immediato, la Commissione ritiene opportuno che l’INPS dia piena e completa attuazione a quanto previsto dalla normativa vigente, in particolare dall’articolo 4, comma 10-bis, del DL n. 101 del 2013, come modificato dall’articolo 1, comma 340, della legge n. 147/2013 (legge di stabilità 2014).
Infine, in considerazione della complessità incontrata dalla Commissione nel raccogliere i dati necessari al completamento dell’indagine, si ritiene opportuno che essi siano sistematicamente e annualmente raccolti, in modo che il bilancio sociale dell’INPS ne dia utilmente conto e garantendo al tempo stesso che l’evolversi della situazione sia tenuta sotto stretto controllo pubblico, consentendo le scelte organizzative conseguenti.

Grazie e distinti saluti
un medico fiscale

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Questo articolo ha un commento

  1. cristina

    Caro collega dimentichi che la moglie del Presidente del Consiglio e’ un’insegnante che sicuramente avra’ ricevuto delle visite fiscali, per cui secondo me e’ la persona meno adatta a cui rivolgersi..credo.

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