I due anni precedenti e i primi mesi di quello in corso sono stati assai impegnativi e difficili per buona parte dei medici fiscali, con situazioni lavorative tuttora contrassegnate da insostenibili condizioni.
L’entrata in funzione di SAVIO, il perdurare del taglio delle visite di controllo, la necessità di rivedere il precario inquadramento lavorativo, hanno mantenuto alta la tensione della categoria, che fatica a riconoscersi come omogenea.
Incessanti sono stati gli appelli lanciati dall’associazione nazionale medici fiscali, la più rappresentativa della categoria, per ridare dignità alla figura del medico fiscale, forti anche delle tutele conquistate dopo oltre 30 anni di precariato.
Finalmente è arrivato il riconoscimento del Polo Unico della medicina fiscale, ma al gaudio che si immaginava unanime ecco che si confermano temibili voci che prefigurano la fine della categoria come entità autonoma ed ineliminabile.
Avanza, per fortuna solo da qualche fronte, la figura del medico “polivalente” Inps, che dovrebbe svolgere varie mansioni nell’ambito di un omnicomprensivo polo legale.
Nessuno ad oggi conosce modalità e conseguenze del paventato travaso, tantomeno se esisteranno tutele per i medici inseriti nelle liste speciali ad esaurimento. Al contrario appare chiaro come i fondi, che il legislatore deciderà di destinare alla medicina fiscale, siano già stati pensati a garanzia anche di altri capitoli di spesa.
L’ANMEFI da mesi sta continuando, imperterrita, a denunciare il sopruso e la violazione dei diritti spettanti alla professione, evidenziando l’inaccettabile compiacenza di alcuni che, anziché difenderla, la stanno barattando.
Al tradimento delle sue aspettative rimane sempre l’irreversibile atteggiamento dell’Istituto, che sebbene costretto a un riordino delle spese a causa della spending review, ha preferito e continua a prediligere il taglio alla medicina fiscale senza nessun controllo sull’assenteismo e il conseguente danno erariale.
Occulte strategie e accordi sottobanco, nel mantenere il nostro ultraventennale status di precarietà, ora mirano ad eliminarci definitivamente con un mix di mistero e irrazionalità, rigettando, di fatto, leggi, decreti e circolari meritatamente conquistati in decenni.
L’ANMEFI, nel ribadire l’assoluta necessità di tutelare e valorizzare la figura del medico fiscale sancita sin dal 1983, conferma i suoi punti cardine:
- Non ritiene possibile la commistione delle funzioni di medici fiscali e medici “esterni”. La preannunciata figura di medico “polivalente” Inps, che dovrebbe svolgere varie mansioni nell’ambito di un omnicomprensivo polo legale, potrà essere posticipata nel tempo, escludendo comunque i medici inseriti nelle liste speciali ad esaurimento.
- Chiede una azione di controllo affinché i fondi che il legislatore deciderà di destinare alla medicina fiscale, siano esclusivamente utilizzati a tale scopo, impedendo qualunque azione di riparto dell’Ente e per scopi diversi.
- Forte dell’esperienza lavorativa ultraventennale degli iscritti, ribadisce la necessità che nell’ottica dell’applicazione del c.d. “polo unico della medicina fiscale” anche le fasce orarie di controllo dei lavoratori, sia pubblici che privati, dovranno essere uniformate non riducendole, anche per evitare discriminazioni e penalità tra le due classi di lavoratori.
- Continua a chiedere all’INPS che nell’immediato consenta di poter effettuare un minimo di 40 visite mensili (siano esse di ufficio o da datore di lavoro) per quei medici che garantiscono la doppia fascia giornaliera e calcolate sull’effettiva presenza.
- Ribadisce una netta predilezione per un contratto basato principalmente sulla disponibilità del medico in rapporto alle fasce orarie di reperibilità del lavoratore, quindi basata sulla “indennità di disponibilità” per una o entrambe le fasce di reperibilità del medesimo, così da aversi stabilità economica e continuità del medico fiscale. Nel contempo chiede con fermezza l’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale delle condizioni lavorative di ogni medico fiscale, ferma restando la scelta individuale di poter svolgere l’attività di controllo su una o due fasce e di vedersi riconosciuta l’indennità per la reperibilità.
A parte la legittimità delle richieste, l’ANMEFI ritiene doveroso l’ascolto da parte degli Organi competenti in virtù della sua rappresentatività, comprendendo essa un quarto dei 1250 medici fiscali. L’essere unica associazione di categoria e la più rappresentativa tra le sigle che si occupano di medicina fiscale, richiede perciò attenta valutazione in decisioni che la vedano esclusa da progetti o idee finalizzati a far scomparire la figura del medico fiscale.

Questo articolo ha un commento
Penso che controllare che i fondi che verranno destinati alla medicina fiscale non prendano altre strade sia una delle cose fondamentali. Ma sono certo che come già successo in passato con l’ente sia del tutto inutile “chiedere” solamente. Probabilmente bisognerà trovare il modo di trovare altre forme (ad es.con intervento dei nostri legali?) per evitare che ciò avvenga!