L’ANMEFI alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Si riporta, per opportuna conoscenza dei lettori, la lettera inviata dall’ANMEFI con PEC al Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel 2014.

 

L’ANMEFI è l’unica associazione di categoria dei medici fiscali INPS, con 350 aderenti, nata nel maggio 2013, a seguito della sospensione delle visite mediche di controllo da parte dell’INPS, che ha comportato l’inattività di circa 1400 medici fiscali, di cui il 50% monoreddito, portando ad un grave impoverimento di molte famiglie, oltre ad un elevato danno all’erario e quindi ad un aumento della spesa pubblica.

I Medici Fiscali INPS rappresentano una categoria di lavoratori con rapporto di lavoro formalmente libero professionale, ma che tale non possiamo ritenere in considerazione sia delle incompatibilità e limitazioni imposte dalle normative che negli anni si sono susseguite a regolamentare il servizio,  in particolar modo quelle relative ai rapporti professionali con il servizio di medicina generale e i corsi di specializzazione, che dalla Giurisprudenza con due sentenze  della Cassazione (Sez. Riunite e Sez. Lavoro) ha sancito che esso è parasubordinato. Analogamente il Tribunale di Nola nella sentenza del 7 luglio 2011 ha qualificato come parasubordinato il rapporto di collaborazione  del medico fiscale con l’Inps (in attesa della conclusione del procedimento per la richiesta della subordinazione). Nella sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008 della Corte di Cassazione, la Suprema Corte, analizzando il rapporto di lavoro delle lavoratrici call center, ha inquadrato come lavoro subordinato il lavoro con le seguenti caratteristiche: necessità di seguire le direttive dell’azienda, utilizzazione di attrezzature e materiali di proprietà della società, necessità di giustificare le assenze.

Visto il  nuovo applicativo Savio ed il sistema di selezione dei certificati “data-mining” introdotti dall’INPS, le valigette informatiche date in comodato d’uso ai medici fiscali dal 2012, la circolare Inps n. 150 del 28 novembre 2011 (visite mediche di controllo domiciliare- verbale informatico delle visite- istruzioni operative), il modulo di accettazione dell’incarico (allegato 3 D.M. 12 ottobre 2000) che dimostrano in modo inequivocabile che l’Inps impone direttive ed organizzazione del lavoro senza la minima autonomia per i medici fiscali;

visto il regime sanzionatorio a cui sono sottoposti i medici fiscali; vista la reperibilità non retribuita richiesta dal lunedì alla domenica; appare inevitabile ridefinire i caratteri del rapporto di collaborazione dei medici fiscali con l’Istituto Previdenziale, come evidenziato dal rappresentante del dipartimento della Funzione Pubblica nella sua audizione in Commissione Affari Sociali.

Il dramma per i medici fiscali  è stato scatenato dal provvedimento amministrativo  di sospensione delle visite mediche di controllo  disposte di ufficio, messo in atto dalla direzione generale dell’INPS in modo improvviso il 30 aprile 2013, senza alcuna comunicazione ufficiale  e dalla successiva ripresa in percentuale incongrua. Il provvedimento è stato motivato dall’INPS con il perseguimento degli obiettivi imposti dalla revisione della spesa pubblica, ovvero in applicazione della spending review e successivamente dal risparmio proveniente dal data-mining, ovvero dal sistema di informatizzazione delle visite fiscali.

 

Per quanto riguarda la spending review, considerando che l’obiettivo fondamentale è la riduzione della spesa pubblica con tagli lineari, esso non solo non è stato centrato, ma ha creato un vertiginoso aumento della spesa pubblica in quanto la malattia è stata considerata oltre che il più comodo mezzo di assenteismo lavorativo anche come ammortizzatore sociale da parte delle ditte che, non potendo pagare gli operai, hanno consigliato loro di mettersi in malattia. Infatti per una spesa di circa 20 milioni di euro, ovvero il puro costo dei medici fiscali in un anno (costo fittizio se si considerano i risparmi che derivano dalla medicina fiscale), l’INPS ha pagato per il 2013 presumibilmente oltre 100 milioni di euro, senza considerare che il fermo è stato solo per 8 mesi e non per 12, e che l’incremento della disoccupazione del 2013 ha ridotto parzialmente i certificati di malattia. I disoccupati  in Italia nel 2013 sono aumentati del 10,7% pari a 539.371 in più rispetto il 2012 (dati INPS).

Poiché i lavoratori iscritti alla disoccupazione non possono usufruire della malattia, la diminuzione del tasso di occupazione (pari al 55,3%) avrebbe dovuto determinare una spesa per indennizzo di malattia nel 2013 inferiore al 2012. La stima presunta per indennizzo di malattia nel 2013 scaturisce dall’analisi dei pochi dati ufficiali emersi che danno un quadro preciso della realtà.

I dati ufficiali della Calabria dicono che l’Inps regionale ha erogato  per l’indennizzo di malattia 57.034.667 di euro nel 2012 e 60.152.652 nel 2013 con un incremento dei certificati che sono passati dai 276.623 del 2012 ai 394.411 del 2013, quindi un aumento in percentuale del 5% circa che rapportato alla spesa nazionale ci dà l’aumento sopra citato. Il ricorso a stime presunte dall’analisi dei soli dati della Calabria deriva dalla reticenza dell’INPS a fornire dati ufficiali, come evidenziato nelle conclusioni dell’indagine della Commissione Affari Sociali (“Infine, in considerazione della complessità incontrata dalla Commissione nel raccogliere i dati necessari al completamento dell’indagine, si ritiene opportuno che essi siano sistematicamente e annualmente raccolti, in modo che il bilancio sociale dell’INPS ne dia utilmente conto e garantendo al tempo stesso che l’evolversi della situazione sia tenuta sotto stretto controllo pubblico, consentendo le scelte organizzative conseguenti”).

Purtroppo per l’Inps nelle regioni del Nord sono prevedibili dati ancor più nefasti e tantomeno si può dimenticare la violazione dell’Art. l’art. 97 comma 2 della Costituzione. I dati contenuti nel Resoconto Annuale  mettono in luce quanto sia stato incauto il provvedimento di sospensione delle visite e nel contempo offre la risposta per riparare al danno fatto: l’indennità di malattia corrisposta dall’Inps nel 2009 e stata di 1.944, nel 2010 di 2.003 milioni di euro, nel 2011 di 2.050 milioni di euro e nel 2012 di 2.046 milioni di euro. Nell’anno 2012 non solo si è fermato il progressivo aumento di spesa degli anni precedenti, ma vi è stata una riduzione di spesa di 4 milioni di euro.

Ciò dimostra che il numero di controlli effettuati nel 2012 è il valore limite al di sotto del quale non si può scendere affinché i benefici siano maggiori dei costi e che l’incremento del numero di controlli ha portato le percentuali dell’assenteismo in Italia ai livelli europei.

E’ bene ricordare che i tagli operati dall’INPS sulla medicina fiscale non rientravano tra le spese da ridurre in applicazione alla spending review. Inoltre sommando gli introiti derivanti dalle visite richieste dai datori di lavoro, dalle sanzioni per assenza a visita domiciliare, dall’identificazione  attraverso le visite fiscali di RT, infortuni sul lavoro, malattie professionali, malattie non indennizzabili, malattie a prognosi lunghe e patologie croniche, considerando il risparmio di spesa derivante dalla riduzione delle prognosi e dalla chiusura delle malattie anche a fine prognosi con conseguente impossibilità di  fare certificato di continuazione di malattia, appare evidente che le visite fiscali costituiscono per l’INPS una fonte di risparmio ed una voce attiva di bilancio e che maggiore è il numero delle visite effettuate e maggiore sarà il risparmio di spesa di indennità di malattia.

 

L’ANMEFI, facendosi portavoce dell’intera categoria, ritiene fondamentale valutare le conclusioni dell’indagine conoscitiva della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati sull’organizzazione dell’attività dei medici che svolgono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia, al fine di intraprendere un’azione di Governo che attribuisca all’INPS la titolarità esclusiva del servizio della medicina fiscale, e che dia  ai medici appartenenti alle liste già costituite ai sensi della legge n. 638 dell’11 novembre 1983, trasformate in liste speciali ad esaurimento dalla legge n. 125 del 30 ottobre 2013, quella stabilità professionale già prevista nelle premesse del D.M. 8 maggio 2008.

L’Inps dopo aver concluso un complesso e dinamico processo di telematizzazione  dei flussi procedurali che ha portato l’Istituto ad acquisire il ruolo centrale di una rete informatica di collegamento tra medici di medicina generale, pubbliche amministrazioni, medici fiscali  e datori di lavoro, appare ora in possesso dei requisiti di idoneità ed appropriatezza delle strutture (applicativo Savio e data-mining e valigette informatiche date in dotazione ai medici fiscali) e delle risorse umane (medici appartenenti alle liste speciali già costituite ai sensi della legge n. 638 dell’11 novembre 1983, trasformate in liste speciali ad esaurimento dalla legge n.125 del 30 ottobre 2013) per assumere la titolarità esclusiva del servizio della medicina fiscale con un prevedibile risparmio per la finanza pubblica, una maggiore economicità delle spese dell’Istituto  ed un miglioramento dell’efficienza ed efficacia degli accertamenti medico legali sui lavoratori pubblici e privati, senza alcuna necessità di attuare una revisione della normativa sulla materia.

Poiché il rappresentante del dipartimento della Funzione Pubblica, nella sua audizione in Commissione Affari Sociali, si è detto disponibile a contribuire a «valutare l’opportunità di ridefinire i caratteri della collaborazione, secondo canoni di stabilità rivendicati dai medici fiscali, nei limiti del rispetto costituzionale del concorso pubblico e della normativa vigente in tema di reclutamento nella P.A.»  che per la normativa vigente equivale ad un rapporto di lavoro convenzionato a tempo indeterminato; vista la nota a verbale n.2 dell’Accordo Collettivo Nazionale del 23 marzo 2005 per i rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni, veterinari ed altre professionalità, con la quale le parti raccomandano che il presente Accordo venga recepito dall’INAIL, dall’INPS, dagli Enti locali, dal Ministero della difesa, dal SASN e da tutte le istituzioni pubbliche che utilizzano medici specialisti e altri professionisti e che conferiscano nuovi incarichi a tempo indeterminato, appare auspicabile che l’INPS riconosca ai medici fiscali di cui sopra l’ACN del 23 marzo 2005 come già recepito dall’INAIL.

[…]

Nelle conclusioni dell’indagine della Commissione Affari Sociali si legge:

 “L’indagine inoltre ha riconfermato l’utilità di un sistema di controlli che contrasti il fenomeno dell’assenteismo e assicuri un corretto uso delle risorse pubbliche, oltre a rispondere alle esigenze dei datori di lavoro in merito ai controlli sulla salute dei propri dipendenti, esigenze che lo Statuto dei lavoratori riconosce, ma dispone siano effettuate solo attraverso i servizi ispettivi degli enti previdenziali.

L’educazione al corretto utilizzo dell’istituto dell’assenza per motivi di salute, supportata da un’attività appropriata della medicina di controllo, che consenta di riconoscere e dissuadere eventuali abusi, rappresenta in definitiva il vero presidio di garanzia dei diritti del cittadino costretto ad assentarsi dal lavoro per reali e comprovate esigenze di salute.

Tuttavia, la sostanziale permanenza di un doppio e diverso regime tra lavoratori del settore pubblico e del settore privato non sembra trovare più giustificazione. Coerentemente con quanto già avvenuto per altri aspetti – si pensi all’unificazione degli enti previdenziali – anche la disciplina che regola i controlli sulle assenze per malattia, ad avviso della Commissione, va armonizzata e uniformata.

Si aggiunga che la normativa più recente ha stabilito l’invio telematico all’INPS dei certificati per malattia, dimostrando a maggior ragione l’intenzione di porre in capo solo a tale ente le funzioni di vigilanza.

In questo quadro il permanere di funzioni di accertamento dello stato di salute dei dipendenti assenti per malattia in capo alle aziende sanitarie, su incarico di enti pubblici, non trova giustificazione. E’ stato esplicitamente fatto presente dalla Conferenza delle regioni quanto che, in una situazione di criticità finanziaria, risulterebbe impossibile aumentare la spesa per prestazioni non finalizzate alla tutela della salute, quali quelle relative alle certificazioni delle assenze per malattia, che infatti non rientrano nei LEA.

Per quanto attiene alle modalità con cui l’INPS procede a questi controlli è emerso altresì che tale funzione viene svolta da moltissimi anni attraverso il ricorso a personale con contratti libero-professionali pagato sostanzialmente a prestazione e in regime di incompatibilità più o meno totale con altri incarichi.

E’ emerso altresì che i tagli di spesa conseguenti all’applicazione della spending review hanno reso drammatica la situazione di molti medici che hanno svolto per molti anni in modo prevalente o addirittura esclusivo questo tipo di attività professionale… Poiché il rappresentante del dipartimento della Funzione Pubblica, nella sua audizione, si è detto disponibile a contribuire a “valutare l’opportunità di ridefinire i caratteri della collaborazione, secondo canoni di stabilità rivendicati dai medici fiscali, nei limiti del rispetto costituzionale del concorso pubblico e della normativa vigente in tema di reclutamento nella P.A.” si ritiene che la riorganizzazione dell’attività di medicina fiscale possa andare in questa direzione. In tal modo si andrebbe incontro all’esigenza di dare certezze ai suddetti rapporti di lavoro, anche per l’indubbio interesse pubblico di garantire che coloro che svolgono funzioni di controllo possano farlo senza timori. Sulla base di quanto evidenziato da più parti nel corso dell’indagine, le richieste che la Commissione Affari sociali ritiene condivisibili riguardano innanzitutto una chiarezza sulle condizioni contrattuali, con un regime di incompatibilità omogeneamente applicato che escluda la possibile sovrapposizione del ruolo di certificatore e di verificatore dello stesso stato di malattia che vanno invece rigorosamente tenuti distinti…

Appare infine utile il percorso di fidelizzazione del personale sanitario anche attraverso il ricorso alla professionalità del medesimo, verificando ad esempio la possibilità che siano chiamati a partecipare alle commissioni per certificazioni di invalidità e, da ultimo, l’esclusione dalle suddette liste di chi è già in quiescenza.

In conclusione, i tempi sembrano ormai maturi per l’individuazione di un solo soggetto cui affidare lo svolgimento della funzione di controllo in merito alle assenze per motivi di salute, da individuarsi necessariamente nell’INPS. Tale scelta richiede alcune modifiche della normativa vigente che andranno meglio precisate con appositi atti.

Il costo del servizio reso dall’INPS nel settore del pubblico impiego potrebbe trovare risposta nelle cifre già ora stanziate per il medesimo scopo. Si potrebbe valutare un budget annuo complessivo e tale da coprire una quota predefinita di visite di controllo per la P.A., lasciando ad ogni amministrazione la possibilità di integrare tale quota ove risultasse necessario procedere ad un numero maggiore di controlli. Tale ipotesi consentirebbe di evitare che ragioni di risparmio immediato con conseguente riduzione del numero dei controlli lasci trasparire l’idea di un rallentamento della lotta all’assenteismo. In ogni caso, la Commissione, anche nell’interesse generale di garantire il diritto del cittadino assente dal lavoro per motivi di salute, ritiene necessario che con urgenza l’INPS dia risposta ai problemi sollevati dalle rappresentanze dei medici fiscali, nella convinzione che la mission stessa dell’ente lo induca a rispondere positivamente alle giuste istanze sollevate, attenendosi alle indicazioni che il dipartimento della funzione pubblica potrebbe fornire allo scopo”.

[…]

Per tutto quanto esposto si è fiduciosi che Lei vorrà dare seguito alle indicazioni contenute nell’indagine della Commissione Affari Sociali e vorrà intraprendere un’azione di Governo che oltre a risolvere un gravoso problema che perdura da anni e che reca danni all’erario, potrà restituire dignità professionale  a 1381 professionisti, dando loro una stabilità economica come previsto nelle premesse del D.M. del 8 maggio 2008.

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