Associazione Nazionale Medici di Medicina Fiscale

La visita fiscale a cosa serve

La v.m.c. si può concludere essenzialmente con quattro esiti (11):
1) conferma della prognosi. Con essa il medico di controllo convalida la sussistenza della malattia e l’inabilità al lavoro, già certificate dal curante, ed esclude tale periodo confermato da eventuali applicazioni di sanzioni per successive v.m.c. Il medico di controllo ha anche la facoltà di prolungare la prognosi, tuttavia il lavoratore dovrà farsi rilasciare il certificato di continuazione di malattia dal proprio medico di base, non essendo il referto di controllo un documento idoneo di certificazione, in quanto non rilasciato da un “medico curante”.
2) riduzione di prognosi. Il lavoratore può eccepire il proprio dissenso nel referto medico, ed essere invitato a visita dal coordinatore sanitario INPS; più spesso il lavoratore si fa rilasciare dal proprio medico un nuovo certificato di continuazione di malattia che supera la prognosi indicata dal medico di controllo. In tali circostanze il medico dell’Istituto deve valutare se il nuovo certificato riporta in diagnosi nuovi elementi insorti successivamente alla v.m.c. o non segnalati dal medico di controllo, che facciano ritenere prevalente il nuovo giudizio del medico curante. In caso negativo va inviata, a cura dell’Ufficio Liquidazione Prestazioni Temporanee, la lettera di cui all’allegato 8 della circ. INPS n. 48 del 22/02/93. In tutti i casi è buona norma sottoporre l’assistito ad una visita ambulatoriale, sia per verificare l’eventuale emissione di certificati compiacenti, sia per evitare contenziosi basati su errori di diagnosi e valutazione dei medici di controllo.
3) lavoratore assente al domicilio indicato. Per essere sanzionabile (art. 5, ultimo comma, L. 638/83) l’assenza deve essere ingiustificata ed intervenuta durante le fasce orarie di reperibilità. Vale come assenza anche la mancata presentazione a visita dal coordinatore sanitario INPS in caso di dissenso sulla riduzione di prognosi (in tale circostanza la ripresa del lavoro non va invece considerata assenza). La sanzione per la 1a assenza consiste nella perdita sia dell’indennità di malattia (INPS), sia della retribuzione integrativa (datore di lavoro), nonchè degli eventuali assegni per il nucleo familiare (v. T.U. A.F., art. 16) e nel mancato accredito dei contributi figurativi per i primi 10 gg. di malattia; se il lavoratore si è recato a visita ambulatoriale ed ha ottenuto la conferma della prognosi, la sanzione può colpire solo i giorni antecedenti alla visita fino al massimo di dieci. Qualora il lavoratore risulti assente ingiustificato anche alla 2a visita di controllo, la sanzione va applicata nella misura del 100% per i primi 10 giorni di malattia e del 50% fino a conclusione del periodo di malattia o fino a nuova v.m.c. Se, perdurando la medesima malattia, il lavoratore risulta assente ingiustificato anche ad un 3° controllo, viene sospesa l’indennità a carico dell’INPS dalla data di tale assenza (Sentenza della Corte Costituzionale n 78 del gennaio 1988 recepita nella Del. C.d.A. n. 127 del 01/07/88, circ. INPS n° 166 del 26/07/88).
A questo proposito va tuttavia segnalato che con sentenze n. 1942/90 e 4940/94 la C. di Cassazione ha impedito l’applicazione delle sanzioni a malati trovati assenti ad una seconda visita di controllo avvenuta durante il periodo di prognosi già confermato dal medico che effettuò la prima visita di controllo, benchè la stessa Corte Suprema abbia sempre ritenuto l’ammissibilità di ulteriori visite di controllo e, conseguentemente, l’obbligo del lavoratore di continuare a rendersi reperibile durante le fasce orarie convenzionalmente stabilite anche dopo una prima v.m.c. (Cass. 30.10.1989, n. 4538). 4) lavoratore sconosciuto all’indirizzo indicato.
Subisce la perdita del trattamento economico di malattia dalla data dell’irreperibilità fino a quando non segnala l’indirizzo mancante o incompleto (Circ. INPS n. 38 PMMC – n. 1714 ASMM/76 del 26/03/87; Del. C.d.A. dell’INPS n° 127 del 01/07/88; Circ. INPS n. 129 del 06/06/90). Le v.m.c. conservano un possibile effetto deterrente sull’assenteismo anche nella verifica della presenza/assenza domiciliare dell’ammalato, che esula dal carattere professionale dell’accertamento.
È già stata sostenuta l’opportunità di inviare al domicilio del lavoratore personale amministrativo che provveda al controllo della presenza dell’assistito e ad un eventuale invito a visita ambulatoriale (12). Secondo la normativa vigente ciò non è ammissibile in quanto l’obbligo delle fasce di reperibilità è stabilito al solo fine di porre il datore di lavoro e l’INPS nelle condizioni di effettuare i controlli dello stato di malattia, non per imporre all’ammalato un riposo ed una cura intensivi per un rapido recupero della capacità lavorativa.
E’ prevista la sospensione del diritto all’indennità di malattia (circ. INPS n. 134368, punto 14.1, lett. D) per l’assistito che non osservi, senza giustificato motivo, il divieto di uscire di casa prescritto dal medico, o compia atti che possono pregiudicare il decorso della malattia: mentre la prima circostanza è ormai eccezionale, la seconda è di assai difficile dimostrazione.
Lo stato di malattia è infatti generalmente compatibile con l’espletamento di alcune esigenze familiari o sociali, quando addirittura non trae beneficio, almeno ipotetico, dallo svago o dal cambiamento d’ambiente o di clima.
Non sussistono pertanto neppure i presupposti sanitari, salvo le forme febbrili o alcune patologie osteoarticolari, che impongano di trascorrere l’intero periodo di malattia al proprio domicilio. Frequente è perciò la segnalazione di un cambio di indirizzo, vuoi per rientrare al domicilio abituale quando la malattia è iniziata altrove, vuoi per l’opportunità di recarsi, durante la malattia, in località diverse (circ. INPS n. 38 P.M.M.C., n. 1714 A.S.M.M./76 del 26/03/87). In questi casi il medico di sede deve valutare “a posteriori” se il trasferimento ha pregiudicato il decorso della malattia stessa ai fini dell’applicazione della relativa sanzione (nota Area A.S.M.M./P.M.M.C., n. 390801 del 19/02/86).
L’attuale richiesta di un numero di v.m.c. pari ad oltre il 20% dei certificati non scaduti è largamente superflua per un controllo accurato del fenomeno, rischiando anzi, in varie occasioni, la degenerazione verso una inutile fiscalità, con evidente ricaduta negativa sull’immagine dell’Istituto.
La richiesta di v.m.c. è stata in genere motivata dai seguenti elementi: 1) prognosi apparentemente eccessiva; 2) patologie particolarmente modeste; 3) comportamento già noto di alcuni assistiti; 4) atteggiamento eccessivamente permissivo di singoli medici di base; 5) età del soggetto; 6) sesso (figli da accudire durante le ferie scolastiche); 7) periodo dell’anno (ponti festivi, concomitanza con lavori agricoli, ecc.); 8) accavallarsi a fenomeni sociali (scioperi, ecc.); 9) segnalazione di cambio di domicilio.
http://digilander.libero.it/fadange/femepa/istrvmc.htm

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