Ai Signori Onorevoli componenti la Commissione Affari Sociali
innanzitutto corre l’obbligo di ringraziare per aver voluto disporre questa indagine conoscitiva riguardante la difficile situazione in cui si sono ritrovati i medici fiscali INPS, circa 1400 medici, di cui la metà monoreddito. Come si avrà modo di illustrare, si vuol richiamare l’attenzione, oltre che sulla precaria ed in molti casi disperata situazione lavorativa, sul grave danno erariale e sul conseguente aumento della spesa pubblica che ha determinato l’improvviso e deprecabile provvedimento dell’Istituto.
I medici fiscali INPS rappresentano una categoria di lavoratori con rapporto di lavoro formalmente libero professionale, ma che tale non si può ritenere, in considerazione delle incompatibilità e limitazioni imposte dalle normative emanate per regolamentare il servizio.
A partire dal 30 aprile 2013, quando un improvviso provvedimento amministrativo della direzione generale dell’INPS ha sospeso le visite mediche di controllo disposte d’ufficio, è iniziato il travaglio dei circa 1400 professionisti, ricevendo come giustificazione dell’operato l’applicazione della spending review e di un software (data-mining) per la selezione mirata dei certificati per le visite domiciliari.
La nostra esperienza sul campo ed i pochi dati emersi, fanno si che si possa prevedere che il venir meno dei controlli abbia avuto riflessi negativi sui livelli di assenteismo e sull’uso della malattia come ammortizzatore sociale. L’ipotesi che, a fronte di un risparmio fittizio di circa 20 milioni di euro (considerando tutte le entrate inerenti la medicina fiscale il servizio è in attivo), ovvero il puro costo dei medici fiscali in un anno, l’Inps abbia sostenuto per soli 8 mesi del 2013 una spesa ben più alta , è avvalorata dai dati a disposizione. In mancanza di dati completi, valgano come riferimento quelli certi della regione Calabria, in cui l’Inps ha erogato per l’indennizzo di malattia 57.034.667 di euro nel 2012 e 60.152.652 nel 2013, con un incremento dei certificati che sono passati dai 276.623 del 2012 ai 394.411 del 2013. Un aumento del 5% circa, che rapportato alla spesa nazionale lascia presagire risultati per niente confortanti e causa di grave nocumento per l’erario in violazione dell’art. 97 comma 2 della Costituzione. Una rapida valutazione sui dati di spesa della malattia (Resoconto Annuale Inps) del 2009 (mil. 1.994), del 2010 (mil. 2.003), del 2011 (mil. 2.050) e del 2012 (mil. 2046) aiuta a far comprendere come un incremento di controlli nel 2012 ha portato ad un immediato e consistente risparmio di spesa, e che il numero di visite effettuate nel 2012 è il valore limite al di sotto del quale non si può scendere affinché i benefici siano maggiori dei costi ( come affermava la circolare Inps del 05/01/1995 la quale stabiliva che il corretto rapporto tra numero di certificati pervenuti e numero di controlli eseguiti deve attestarsi al 20% essendo questo il punto di equilibrio costi/benefici ) senza trascurare l’effetto deterrente delle visite fiscali. I disoccupati in Italia sono aumentati di circa il 10% pari a 293.000 in più rispetto al 2012 (dati ISTAT). Poiché i lavoratori iscritti alla disoccupazione non possono usufruire della malattia, la diminuzione del tasso di occupati avrebbe dovuto determinare una spesa per indennizzo di malattia nel 2013 inferiore al 2012.
Per quanto concerne il data-mining, la cui attivazione, come per l’informatizzazione del servizio, ha comportato ingenti risorse economiche, non solo si è già dimostrato inefficace per l’errata scelta dei parametri di selezione dei certificati ( la scelta di certificati con prognosi di pochi giorni comporta si un incremento dei giudizi di idoneità, ma senza alcuna riduzione della spesa che è invece determinata dalle prognosi lunghe) ma risulta razionalmente inapplicabile poiché essendo una elaborazione statistica dei dati, non può avere alcuna valenza se, come dichiarato dal direttore generale Nori il 6 maggio 2013, vengono predisposti 100.000 controlli all’anno a fronte di oltre 12,5 milioni di certificati pervenuti.
Si vuole altresì richiamare l’attenzione Vostra sul fatto che ogni anno vengono stanziati dallo Stato circa 70 milioni di euro per effettuare visite fiscali ai dipendenti pubblici dalle AA.SS.LL., mentre l’INPS ha destinato per l’anno 2014 solo 12 milioni di euro per quelle d’ufficio sui dipendenti privati. Tale discrepanza diviene maggiormente evidente nel momento in cui si rileva che il numero dei dipendenti pubblici è circa 3,5 milioni mentre quello dei dipendenti privati a carico dell’INPS è circa 15 milioni. Tutto ciò nonostante entrambi gli Enti possano eseguire indifferentemente controlli nel pubblico e nel privato. Ma soprattutto, per evidenti motivi che non è il caso di ribadire, le A.S.L. non prevedono la specifica mansione di medico fiscale, avendo i suoi medici una pluralità di mansioni che non ha e non può avere il medico fiscale INPS, buona parte dei quali svolgono il servizio da circa vent’anni, con decine di migliaia di visite effettuate.
Le brevi premesse dimostrano quanto sia indilazionabile l’adozione di iniziative legislative di adeguamento del quadro normativo che finora ha regolato la medicina fiscale e che i dirigenti Inps abbiano fatto ricorso alla spending review non per motivi di risparmio ma per un evidente tentativo di eliminare 1381 medici con contratto definito libero-professionale ma nella realtà subordinato, e sostituirli con medici a loro “graditi” con contratto a tempo determinato ( bando per 988 medici per le commissioni di invalidità) come si evince chiaramente dalle dichiarazione del direttore generale Nori a Radio 24 del 21/05/2013.
Pur non essendo la giusta sede per entrare nei dettagli, tuttavia sembra che due possano essere le soluzioni per dare stabilità lavorativa, mantenendo le indicazioni di efficienza, efficacia ed economicità delle spese: un contratto lavorativo a tempo indeterminato e l’adozione di un Polo Unico.
Il passaggio da una retribuzione a prestazione ad una retribuzione oraria a tempo indeterminato ACN (Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni, veterinari ed altre professionalità del 23 marzo 2005 e successive modificazioni ed integrazioni) avrebbe come conseguenza una riduzione della spesa per l’INPS. La garanzia di continuità del rapporto consentirebbe di ridurre fino al 50% il costo della singola prestazione con un risparmio anche da parte delle aziende, che potrebbero cosi concorrere in maniera determinante alla lotta agli abusi, un ampliamento ed un miglioramento del servizio, e porrebbe fine al precariato ed alla promiscuità della tipologia di rapporto lavorativo dei medici fiscali.
Un simile provvedimento, fortemente auspicato dai medici fiscali INPS, consentirebbe in primo luogo anche la possibilità di utilizzare i medici fiscali per i controlli domiciliari, per le visite ambulatoriali agli assenti, per il controllo delle prognosi lunghe, delle patologie croniche, RT, malattie professionali ed infortuni sul lavoro, delle patologie non indennizzabili (cure estetiche, ecc.) ed in secondo luogo ed a determinate condizioni per le commissioni di invalidità.
Il progetto del Polo Unico, prevedendo un risparmio ed un miglioramento dell’efficienza, efficacia e snellimento dell’azione di controllo, avrebbe l’obiettivo di unificare il procedimento relativo alle visite fiscali, oggi parcellizzate tra A.S.L. e INPS, affidando a quest’ultimo la totalità dei controlli, anche in considerazione che all’INPS affluiscono tutti i certificati di malattia e la stessa si è recentemente informatizzata per l’espletamento in tempo reale delle visite di controllo.
Alla luce di quanto brevemente esposto si chiede infine il rifinanziamento della medicina fiscale INPS (inteso come ripristino del budget del 2012 che ha garantito una riduzione della spesa rispetto al 2011) che non può subire i tagli drasticamente applicati, per le evidenti conseguenze, oltre che per i medici, per lo Stato, rimarcando che il provvedimento Inps sia volto solo alla esclusiva volontà di eliminare dei professionisti con un contratto scomodo, e che i dirigenti Inps, consapevoli del danno erariale che ne deriva, nascondendosi dietro una falsa spending review ed un finto risparmio messo a bilancio, persistono nel perpetrare il danno e si apprestano ad incrementarlo ulteriormente cercando di mantenere attivo l’inappropriato data-mining che innalza in modo fittizio la percentuale dei giudizi di idoneità derivanti dai certificati a breve prognosi e nel contempo aumenta la spesa pubblica per il mancato controllo delle prognosi lunghe. Qualora il ripristino del budget del 2012 non avvenga iin tempi brevi ed in mancanza di altre soluzioni, i medici fiscali chiedono di essere utilizati temporaneamente (fino all’attuazione del Polo Unico) per l’espletamento delle visite ASL in via esclusiva o paritaria ai medici asl (che svolgono notoriamente più mansioni) ( subemendamento De Petris/Uras 9.1000/16 presentato nella legge di stabilità 2014; emendamento De Petris presentato nel Milleproroghe).
Per una razionale disamina che si prefigga di rendere efficace il servizio della medicina fiscale e di ridurre la spesa pubblica, è determinante, a nostro avviso, analizzare negli anni dal 2009 al 2013 quanto ha erogato l’Inps per l’indennizzo di malattia , il numero di certificati pervenuti, la quota recuperata dai datori di lavoro ed il gettito relativo alle sanzioni per assenza alle visite domiciliari ed altri quesiti che ci riserviamo di formulare in seguito, focalizzando l’attenzione sugli anni 2012 e 2013 al fine di trovare pertinenti le essenziali considerazioni ed i suggerimenti fin qui avanzati.
Siamo fiduciosi che questa Commissione vorrà analizzare le problematiche del servizio della medicina fiscale e la grave situazione professionale ed economica di 1381 medici e che verranno adottate misure urgenti e definitive.