di Nelson Iotti
Motivare una simile affermazione in questi tempi difficili e nebulosi richiede più di un appoggio.
Uno potrebbe essere esclusivamente personale e senza troppi giri di parole si riassume cosi: a quasi 62 anni , dopo quasi 25 di questa attività, penso di non sapere fare altro! Ripeto , riguarda solo la mia esperienza.
Più importante invece è considerare un aspetto generale in cui tutti , o quasi, possano riflettersi, sentirsi compresi. E’ difficile , forse troppo pretenzioso da parte mia addentrarmi in questo campo ma provo a fare qualche riflessione in merito.
La cosa che deve essere posta subito al centro è il tema generale del Lavoro in sé, con la lettera maiuscola. Mai come adesso il lavoro sta vivendo un ritorno a condizioni di precarietà dopo aver raggiunto alla fine del secolo scorso l’apice del diritto al riconoscimento come tutela ed evoluzione della condizione umana. C’è voluta una Costituzione, non dimentichiamolo mai.
Proviamo a pensare al cammino secolare per arrivare a questo. Si può davvero iniziare ai tempi biblici dove il lavoro viene interpretato come espiazione di una colpa. In seguito per secoli è stato solo indice di schiavitù , costrizione o al massimo servitù mal riconosciuta.
Mi si può contestare che molti lavori o professioni come la nostra poco hanno a che vedere con ciò che descrivo essendo appartenute a classi privilegiate. Ed è invece per questo motivo che se oggi anche professioni come quella del medico vengono declassate significa che è iniziato un cammino inverso per il lavoro in generale.
Un certo potere , spesso occulto, vuol fare perdere valore e dignità al lavoro proprio per esercitare un controllo messo in discussione da un diritto acquisito non da tutti accettato. Molte categorie di medici stanno denunciando condizioni lavorative sempre più precarie, turni massacranti e ritorsioni legali spesso immotivate. E non mi ripeto nel ricordare la nostra vicenda!
Tornando al lavoro in generale, se si ha la voglia o la pazienza di ascoltare, solo poche voci sembrano elevarsi per difendere il lavoro come diritto . Una di queste è quella di Papa Francesco, autorevole ma subito messa in sottofondo ( disturba troppo un certo potere , soprattutto quello economico). Non si rifà certo alle parole della Genesi biblica quando vuole riaffermare la dignità del lavoro. Altri esponenti culturalmente qualificati riconoscono nella perdita del lavoro addirittura il fallimento possibile dell’esperienza umana come tale. Gli esempi per confortare questa affermazione sono numerosi di questi tempi. Ecco ,allora mi fermo qui e spero che il vostro sentire si intoni con il mio.
Semplicemente, sommessamente vorrei continuare a fare il medico fiscale perché è il MIO, il NOSTRO LAVORO e come tale va difeso.