Anmefi, dopo aver formulato con lettera a tutte le organizzazioni sindacali e associazioni la disponibilità alla riflessione su alcune proposte relative alla medicina fiscale, ha atteso fino ad oggi un riscontro da parte delle stesse. Hanno ufficialmente risposto SMI e AIMPAF, mentre avanti ieri abbiamo ricevuto un invito da parte dello SNAMI per un incontro intersindacale da tenersi sabato 11 luglio, al quale abbiamo espresso volontà di partecipare. La scorsa settimana la nostra associazione ha incontrato la dirigenza nazionale CISL medici a Roma, incontro servito a fare chiarezza su alcune questioni della medicina fiscale. Abbiamo letto, infine, alcune argomentazioni di Mauro Cavoli circolate in questi giorni su blog e sul nostro forum, espresse a livello personale.
Con l’incontro dell’11 pv speriamo prevalga il desiderio dell’accordo da più parti auspicato, rivedendo la posizione presa dalle OOSS con il documento intersindacale e già inviato alla Ministra Madia, che di fatto ha tenuto fuori Anmefi da qualunque decisione.
Nell’incontro in Fnomceo, a Roma, del 05 giugno u.s., assenti UIL e Nidil Cgil, abbiamo ricevuto la richiesta di discutere tra noi per provare a formulare una proposta condivisa. Abbiamo cercato di mettere in atto tale richiesta, ma qualcuno evidentemente non vuole un confronto sulle problematiche della medicina fiscale, preferendo escluderci e metterci di fronte a fatti compiuti, altrove concordati.
Ad Anmefi non rimane altro che ribadire i punti, già noti attraverso questo sito e con mail personali ai soci, che sono il cardine della nostra attività e ispiratori della stessa associazione. Il nostro desiderio di difendere la medicina fiscale non deve essere visto come la difficoltà di accettare il cambiamento, che tuttavia deve tenere conto delle nostre prerogative e della nostra dignità calpestata, pur nel rispetto delle leggi in vigore. Il cambiamento che anche l’Inps invoca non può cancellare la storia della medicina fiscale in Italia ed azzerare tutte le leggi e decreti che in questi anni hanno regolamentato la stessa e che, piaccia o no, sono ancora in essere.
Vediamo nelle vicende attuali, il tentativo dell’Ente di portare su un piano di contrattazione privata, il rapporto medico fiscale e Committente. Con la legge 638 del 1983, che istituiva le visite fiscali, di fatto la figura di medico fiscale è stata autonoma, indipendente per le leggi e di fatto dall’Inps. Il medico fiscale è stato al servizio dello Stato, libero da ogni rapporto gerarchico in ambito Inps, rimanendo figura autonoma e espressione di terzietà rispetto agli attori in campo, Inps, lavoratore e datore di lavoro.
L’idea di un “medico polivalente”, che qualcuno ci vuole imporre, di fatto farebbe scomparire la medicina fiscale e con essa la sua autonomia economica e gestionale, nonostante le leggi siano ancora in vigore.
Il NO alla commistione di Anmefi significa questo, ovvero ribadire il rispetto delle leggi esistenti ed opporsi fermamente al vano desiderio di qualcuno di porre fine della categoria.
Anmefi, nel continuare a pretendere il rispetto della dignità del medico fiscale, continuerà altresì a chiedere uguaglianza di trattamento su tutto il territorio italiano del professionista, dal punto di vista economico e delle regole evidentemente disattese tra una sede e l’altra.
A nostro parere l’ipotesi di un contratto “tipo” sumai non consente di realizzare gli obiettivi di cui sopra. Questa modalità è utile nel campo dell’assistenza e qualità delle cure, che non è l’ambito Inps; è’ adeguato per i medici specialisti e prevede una graduatoria che va aggiornata annualmente, avendo carattere regionale. Ma, aspetto più importante, snatura il senso dell’istituzione della nostra figura nel 1983, quando fu creata per mantenere la terzietà sopra accennata.
Ma se anche fosse applicabile questo tipo di contratto, l’Ente, per le informazioni che anche noi abbiamo voluto prendere, potrebbe anche assegnare solo tre o quattro ore settimanali, mentre in altre sedi potrebbe assegnare al medico 20 o 30 o più ore settimanali per le vmcd. Così come resta a discrezione del Committente anche la possibilità del licenziamento o la flessibilità, tanto da assegnare il lavoro, in base ad una graduatoria, in sedi distanti anche centinaia di km da casa del lavoratore. Non ultima la realtà che questo contratto potrà essere discusso nella sua applicazione solo da alcune realtà sindacali, estromettendo di fatto l’unica associazione di categoria e quindi, in conclusione, niente più leggi nè tutele per il medico fiscale, né alcuna rappresentanza. Dispiace che questi aspetti non siano stati resi noti o forse volutamente sottaciuti per richiamare facili e superficiali consensi.
Ora speriamo vivamente nell’incontro dell’11, almeno con le sigle che hanno aderito all’invito, così da poter raggiungere obiettivi che mirino a salvaguardare e tutelare la figura del medico fiscale, grazie alle normative in essere, senza salti nel buio o ipotesi che snaturino il senso della nostra esistenza e del nostro agire.
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lo sapevo io sono stanca di tutto questo