“Da quando il sindacato è diviso, le organizzazioni dei lavoratori non sono più nelle condizioni di garantire il rispetto degli accordi presi. Una minoranza può sempre intervenire dopo che l’accordo è stato siglato e impedirne l’attuazione, mettendo in atto una serie di scioperi e di azioni dimostrative che possono gravemente compromettere se non far fallire un investimento attuato coerentemente con i contenuti dell’accordo. Finché questo problema non verrà risolto, non solo avremo continue tensioni e interferenze della politica nelle vicende sindacali, ma soprattutto faremo fatica ad attrarre capitali esteri da noi.
Queste garanzie possono essere fornite da un sindacato unito oppure da una legge sulle rappresentanze sindacali che attribuisca al sindacato maggiormente rappresentativo in azienda, ai delegati eletti dai lavoratori, l’autorità di sottoscrivere accordi vincolanti per tutti.
Non possono che essere i lavoratori, con il loro voto, a scegliere chi li rappresenta”.
(Tito Boeri, Le regole dimenticate:
http://forum.laudellulivo.org/index.php?topic=1828.25;wap2)
Ancora una volta estrapoliamo alcune frasi del nostro presidente INPS per affrontare il problema della rappresentatività. Non siamo docenti o titolati per discettare sull’argomento, ma ci riteniamo capaci di mettere assieme dei pensieri, scaturiti spontaneamente dopo “l’esilio” dell’associazione di categoria ANMEFI dal gotha delle organizzazioni.
Tanto esperti gli “unti” rappresentanti, che nella loro intimità sperano di poter decidere in nome e per conto di tutti i medici fiscali, che fanno finta di ignorare che l’ANMEFI può promuovere azioni in giudizio in nome dei propri soci.
Non avranno certamente letto lo statuto dell’associazione, disponibile in rete, che all’Art. 3, tra l’altro, così recita: “L’ ANMEFI si propone di promuovere tutte le iniziative a livello locale e nazionale atte a tutelare l’immagine e la dignità del medico di controllo, curarne l’aggiornamento professionale e preservarne gli interessi, nelle sue varie espressioni professionali, nei confronti di qualunque soggetto pubblico o privato, attuando le iniziative più opportune, in conformità con le leggi vigenti, per il conseguimento dei fini statutari, compresa la tutela dei diritti e degli interessi della categoria”.
I medici fiscali, liberi professionisti e non dipendenti, dunque possono decidere di agire in giudizio individualmente o tramite l’associazione cui appartengono.
Poiché tali assunti a qualcuno possono dispiacere, tanto da misconoscere la stessa esistenza della sigla, regolarmente costituita e registrata secondo le norme della legge, è utile qualche riflessione e la conseguente spontanea richiesta.
Tanto non per la deliberata esclusione dalle restanti sigle che si occupano della medicina fiscale, ma per principi di diritto per i quali è lecito e doveroso battersi pur di vederli applicati.
Il nostro invito non è dunque rivolto a chi ha deciso che non esistiamo, ma alle Autorità preposte, alle quali adiremo con ogni mezzo a nostra disposizione pur di essere ascoltati, perché siamo noi i lavoratori, che da oltre vent’anni giriamo di casa in casa, a servizio dello Stato, per contribuire a lenire la piaga dell’assenteismo per malattia.
Chi legge avrò compreso che vogliamo far riferimento nel definire, finalmente, le modalità con cui misurare la rappresentanza delle organizzazioni che si interessano di medicina fiscale INPS.
