di Mauro Miserendino
Ci sono molti motivi per cui la porta del lavoratore in malattia non si apre al medico fiscale Inps. Per lo più sono futili, ma la giovane trentina Chiara Dossi era stremata dalla chemioterapia e non ha aperto. Nessuno ha potuto salvarla dal diabolico meccanismo che considera assente ingiustificato un paziente, a meno che non si sottoponga subito alla visita del centro medico provinciale. La conseguenza, è noto, è la perdita dell’indennità di malattia per i primi 10 giorni e il dimezzamento per i successivi (a meno che si documenti di essere stati ricoverati in ospedale). Chiara però ha parlato con l’Inps trentina e ha ottenuto un protocollo speciale per chi è nelle sue condizioni: in caso di malattia in stato avanzato o di trattamenti salvavita debilitanti l’Inps si affida alle valutazioni espresse dal medico curante che trasmette un codice all’istituto. Mentre si discute di una legge nazionale che introduca una norma ad hoc, Claudio Palombi presidente dell’Associazione nazionale dei medici fiscali Anmefi puntualizza che la normativa in grado di tranquillizzare questi pazienti ci sarebbe già…
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