Claudio Palombi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Fiscali, sottolinea il disagio della categoria, duramente provata dalla manovra iniqua che ha colpito i medici fiscali INPS
Niente ferie per i medici fiscali, per i quali nulla è cambiato sin dal 30 aprile 2013, quando l’INPS decretava il coma vegetativo della medicina fiscale in Italia.
Ad oltre un anno dallo sciagurato provvedimento la pazienza continua ad essere messa a dura prova. Al danno di un fallimentare gesto per l’erario pubblico, si è aggiunta nei mesi successivi la beffa del contentino distribuito a molte centinaia di medici di controllo, ai quali sono state riservate un pugno di viste mensili, giusto per ricordare loro che ancora sono in servizio.
Da 60-80-100 visite a testa si è passati a 10-15 visite, con un crollo degli introiti nei bilanci familiari dei medici fiscali, gettando sul lastrico quelli che svolgono solo questo lavoro anche da oltre venti anni.
Ancora un’occasione per fare il punto della situazione con il presidente dell’associazione di categoria, l’ANMEFI, che raccoglie diverse centinaia di medici fiscali INPS.
Il collega Claudio Palombi si fa portavoce del disagio dei suoi iscritti, rispondendo ad alcune domande.
Domanda ovvia ma doverosa. Qual è lo stato d’animo dei suoi soci, ad oltre un anno dal provvedimento?
Il provvedimento adottato unilateralmente dall’Inps il 30 aprile 2013 è stato per noi uno shock !
Questi mesi, trascorsi nell’assoluta incertezza, ha creato e sta creando danni economici a tanti di noi, ma sta lasciando segni indelebili nell’animo di ognuno.
Spesso oscilliamo dalla delusione alla rabbia, ma nessuno di noi si sente rassegnato e tutti, chi più chi meno, si stanno adoperando, con speranza e determinazione, per una soluzione positiva della vicenda.
Tra tutti i suoi colleghi registra situazioni particolarmente gravi?
Certamente! L’Anmefi è associazione, anzi, l’unica associazione di categoria presente su tutto il territorio nazionale e quindi siamo a conoscenza di situazioni estreme, grazie all’ultimo sondaggio effettuato tra i colleghi soci.
Purtroppo ci sono alcuni che “riescono” a guadagnare cifre che sono bel al di sotto del limite della povertà… e nonostante tutto continuano a dare la loro disponibilità ad effettuare le visite di controllo e con grande dignità tirano avanti.
Per alcuni la situazione è gravissima, vuoi per motivi legati all’età, ma anche per le incompatibilità imposte a suo tempo e che molti hanno rispettato. Alcuni di noi non hanno altre possibilità di lavoro alternativo e proprio per essi il danno subito è elevato.
La ripresa delle visite fiscali annunciata dall’INPS è reale o è un bluff?
Nel 2013 il primo stop alla esecuzione di visite fiscali è durato due mesi, poi c’è stata una ripresa assai ridotta, che ha registrato un nuovo stop pressochè totale da ottobre a dicembre 2013. Mi riferisco alle visite disposte d’ufficio dall’Inps.
Nel 2014 è ripresa l’assegnazione delle visite richieste dall’Inps, ma in regime ridotto rispetto agli anni precedenti. L’Ente ci dice che le disponibilità economiche sono ridotte, e la situazione diventa ancora più tragica constatando una anomala e non uniforme distribuzione delle stesse sul territorio nazionale. Ci sono sedi Inps dove il numero delle visite per medico è talmente scarso che la già ridotta retribuzione mensile è sotto la soglia di sopravvivenza, al contrario di altre sedi dove questa soglia viene superata abbondantemente. Ciò è motivo di ulteriore ingiustizia, tanto da avvertirla come violenza personale…
Cosa ha fatto l’ANMEFI da Lei rappresentata per porre rimedio all’infelice provvedimento?
Sarebbe lungo l’elenco da stilare… L’ANMEFI stessa è la risposta all’infelice provvedimento dell’Inps. L’Associazione è nata come reazione dei medici fiscali d’Italia all’iniquo provvedimento, grazie alla determinazione di quattro soci fondatori, subito sostenuti da un primo gruppo che si incontrò il 24 maggio 2013 a Castenaso (BO). Da lì ha avuto inizio il nostro cammino, che ancora prosegue.
Le reazioni sono avvenute sul piano legale: dapprima la diffida contro il provvedimento di sospensione delle vmc, poi il ricorso al TAR del Lazio, procedimento ancora in corso. Ora stiamo valutando la concreta possibilità di iniziare il ricorso presso il Giudice del Lavoro, per vedere riconosciuto un rapporto di lavoro che a nostro parere ha tutti i caratteri della collaborazione continuativa…
Abbiamo sempre cercato il confronto diretto con i dirigenti dell’Ente, riuscendoci solo alcune volte, ma insistiamo sulla necessità del confronto e sull’urgenza nell’affrontare situazioni immediate che hanno investito la nostra categoria.
Importante per risolvere la nostra problematica ci appare l’aspetto politico. L’Anmefi è in continua attività, alla ricerca sempre di nuovi contatti con il Governo e le Istituzioni. In questa ottica va letto il risultato ottimo raggiunto con l’istituzione da parte della XII Commissione Affari Sociali della Camera di un’indagine conoscitiva sulle visite fiscali. Per mesi sono stati auditi tutti gli attori: dall’Inps alle organizzazioni sindacali, i rappresentanti delle regioni, i politici e noi, Anmefi, riconosciuta a tutti gli effetti interlocutore valido e ufficiale dei medici fiscali.
La Commissione parlamentare, mi piace ribadirlo, ha sottolineato nelle sue conclusioni l’importanza e la necessità di una valida azione di controllo delle certificazioni di malattia dei lavoratori in capo all’Inps ed ha indicato nei medici fiscali in attività i protagonisti. Addirittura ha indicato un percorso di fidelizzazione che dia a noi medici fiscali un ruolo importante e di primo piano nell’arginare il fenomeno dell’assenteismo da parte dei lavoratori in malattia.
L’Anmefi cerca di rapportarsi con tutte le organizzazioni sindacali, a volte anche in modo serrato, auspicando azioni condivise e comuni. Resta ferma la specificità del nostro gruppo, che resta distinto dalle OOSS, perché noi siamo l’unica associazione che raccoglie la categoria dei medici fiscali.
Lo dica in tutta onestà. Ma queste visite fiscali servono o no? Quale vantaggio esiste per l’INPS e per lo Stato ad attivarle e mantenerle efficienti nel numero?
Le visite fiscali sono indispensabili per arginare il fenomeno dell’assenza lavorativa per malattia. Certo che definire utile un controllo inferiore all’1% del totale dei certificati di malattia inviati all’INPS è una assurdità, vista l’inconsistenza. Anche un controllo sul 10% del pervenuto sarebbe un valore troppo basso, ma saremmo alle condizioni ante aprile 2013, quando lo stesso Ente raccomandava una fiscalizzazione intorno al 20%.
I vantaggi per l’INPS e lo Stato sarebbero quelli indicati dalla stessa XII Commissione Affari Sociali e cioé ridurre al minimo l’assenteismo, azione deterrente contro la falsa certificazione. Ma anche riduzione di spesa per il recupero di somme da parte dell’Ente per quote a carico di assicurazioni private, infortuni e malattie professionali, a carico di altro Istituto….
E la FNOMCeO? In fondo avete un senatore della Repubblica che è anche vostro presidente di tutti gli Ordini dei Medici
Questa è una nota dolente per noi medici fiscali. Ad una iniziale apertura e presa in carico da parte della Fnomceo, abbiamo registrato, nei mesi successivi, una certa chiusura nell’ascolto, almeno per quanto riguarda la nostra associazione. Più volte abbiamo chiesto di essere ricevuti dal Presidente Bianco per fare il punto della situazione, dal nostro punto di vista, ma non abbiamo ricevuto risposte.
Pochi giorni fa abbiamo chiesto un intervento della nostra Federazione , in favore e tutela dei medici fiscali, circa la scadenza dei termini per la stipula dell’assicurazione obbligatoria per rischio professionale. Siamo in attesa di notizie, sperando in un riscontro positivo…
A parte il danno personale, a suo parere l’INPS ha fallito con questo provvedimento di ridurre drasticamente le visite fiscali? Chi se ne è avvantaggiato e chi ne paga il prezzo?
La risposta è breve: totale fallimento! Ovviamente quando i controlli si riducono o vengono cancellati del tutto se ne approfitta chi fa un uso distorto di questo istituto. E il tutto avviene a discapito della collettività.
Però l’INPS ha dichiarato che voi medici fiscali non servite, avendo raggiunto solo il 9% delle chiusure dei certificati. E’ vero?
La XII Commissione Affari Sociali ha espresso il suo parere autorevole a cui tutti dobbiamo sottostare, compresa l’Inps, che ha il dovere di applicare in materia previdenziale le leggi dello Stato. Riguardo la chiusura del solo 9% dei certificati di malattia da parte dei medici fiscali, evidente che si è trattato di una incompleta e fuorviante informazione. Intanto i certificati posti a controllo non sono stati scelti da noi. Ma si sarebbero dovuti aggiungere a questo dato anche il numero degli assenti, le responsabilità terzi, gli indirizzi sconosciuti, che senz’altro procurano vantaggio per le casse dell’Ente. In ogni modo anche solo quel 9% è un dato statistico di tutto rispetto, assai maggiore di quanto registrato in controlli similari da altri!
Mi par di capire che lavorate pochi giorni al mese. E negli altri 20-25 giorni siete liberi di andare al mare o di fare altro?
Anche qui risposta breve. Noi medici di controllo, tranne qualche situazione particolare, diamo la nostra disponibilità per tutto il mese e in mancanza di visite da svolgere, dobbiamo mattina e pomeriggio verificare sul terminale fornitoci dall’Inps se ci sono o meno visite. Questo tutti i giorni del mese.
Secondo Lei la tutela del medico fiscale INPS chi dovrebbe attuarla? Spera forse che l’opinione pubblica o l’uomo della strada sebbene lavoratore possa sostenervi nella denuncia che andate facendo ad un anno di distanza?
Secondo il mio punto di vista la politica e i suoi rappresentanti hanno il dovere di porre in essere questa azione. Dopo le modifiche legislative della figura del medico fiscale nel 1996, si sono create liste provinciali di medici fiscali INPS, prevedendo per essi molteplici incompatibilità, tanto da creare una figura professionale libera da vincoli, garante di un ruolo di terzietà e a tutela quindi di tutte le parti in causa e che sono i datori di lavoro, il lavoratore e l’Inps.
Oggi uno di questi attori ha deciso, in modo improprio a mio modo di vedere, di intervenire alterando questo equilibrio sociale. Spero che la politica possa fare chiarezza ed applicare tutti gli indirizzi forniti scientemente dalla XII Commissione parlamentare.
Sono certo che molti lavoratori hanno capito il nostro ruolo che è, ripeto, garanzia anche per loro, al dine di poter usufruire in maniera rispettosa delle regole dell’istituto della malattia.
Ora c’è anche l’obbligo dell’assicurazione per tutti i medici. Con il ristretto carico di visite come faranno i medici fiscali?
Noi vogliamo rispettare le regole che vengono stabilite dal legislatore. E’ chiaro che, soprattutto, per alcuni di noi, la polizza assicurativa può essere uno scoglio enorme, a causa delle difficoltà economiche a cui siamo stati sottoposti. Per questo ci siamo già attivati presso la Fnomceo per richiedere una sospensione dell’obbligo, esonerando la nostra categoria, o perlomeno rinviandola a data successiva, quando, si spera, si vorrà trovare soluzione alla nostra situazione.
La bocciatura degli ultimi emendamenti a sostegno dei medici fiscali come è stata recepita?
Le mille sfaccettature della politica non sono facile da capire e non è facile, per noi che siamo stati e continuiamo ad essere medici, entrare nelle maglie di complessi meccanismi…
La bocciatura degli emendamenti ha sicuramente generato delusione, ma non ci dichiariamo sconfitti e siamo sempre più determinati a tentare di portare a casa la soluzione della nostra vicenda lavorativa, convinti che stiamo lottando per un bene primario, sancito dalla Costituzione nel suo primo articolo. Non vogliamo altro che riavere il nostro lavoro, che da oltre vent’anni abbiamo svolto, e che ci è stato tolto con un semplice messaggio, dalla sera alla mattina.
Dal suo punto di vista quale la strada maestra da seguire per sbloccare la situazione dei medici fiscali?
Come già detto in precedenza, la soluzione della medicina fiscale è politica. Occorre arrivare a legiferare in direzione del Polo Unico della medicina fiscale in capo all’Inps. Chiediamo a gran voce il rinnovo del contratto, essendo fermi a quello del 2008, che doveva essere rinnovato entro un anno. L’ANMEFI non smetterà fino a quando questi due obiettivi non saranno raggiunti e non si giungerà ad una convenzione, che ci pare legittima dopo oltre vent’anni di precarietà.
Non sembri strano reclamare l’interesse economico di validi professionisti, la loro dignità di lavoratori, di padri e madri che senza alcuna tutela, senza alcun ammortizzatore sociale, come avviene per altre categorie, si è trovata, all’improvviso, di fronte all’esclusione dal mondo del lavoro.
Questo articolo ha 4 commenti
bravo…..belle ed incisive le risposte…..ho sempre pensato anch’io che il problema fosse politico…ancora bravo e grazie
Ottima esposizione della nostra situazione, provvederò a far leggere l’articolo ai vertici del mio Ordine provinciale
…….Dal suo punto di vista quale la strada maestra da seguire per sbloccare la situazione dei medici fiscali?
Come già detto in precedenza, la soluzione della medicina fiscale è politica. Occorre arrivare a legiferare in direzione del Polo Unico della medicina fiscale in capo all’Inps. Chiediamo a gran voce il rinnovo del contratto, essendo fermi a quello del 2008, che doveva essere rinnovato entro un anno. L’ANMEFI non smetterà fino a quando questi due obiettivi non saranno raggiunti e non si giungerà ad una convenzione, che ci pare legittima dopo oltre vent’anni di precarietà.
Non sembri strano reclamare l’interesse economico di validi professionisti, la loro dignità di lavoratori, di padri e madri che senza alcuna tutela, senza alcun ammortizzatore sociale, come avviene per altre categorie, si è trovata, all’improvviso, di fronte all’esclusione dal mondo del lavoro.
In questa ultima risposta,a mio avviso, sono racchiusi, in sintesi, i veri e forse più importanti obiettivi su cui puntare per il futuro superamento della nostra drammatica vicenda………..”CONVENZIONE” e ”LAVORO STABILE E TUTELATO”.
Un vivo e sentito apprezzamento al collega e Presidente ANMEFI per la sua esposizione del disagio vissuto sul campo da tanti colleghi(”precarizzati” da tanti anni) che credono ancora in questo lavoro !
Ringrazio il collega Vincenzo e tutti coloro che come lui hanno apprezzato alcuni passaggi dell’intervista del sottoscritto pubblicata sul sito medicifiscali.it;
Cerco in tutti i modi possibili di dare voce alla nostra difficoltà lavorativa, ma il nostro impegno diminuirà solo quando ci verrà restituita la dignità rubata!
Claudio Palombi