“Si parla di accordi storici, di svolte epocali oppure vengono invocati diritti fondamentali calpestati e violazioni della Costituzione. Sono tutte parole fuorvianti, pericolose perché di mezzo ci sono i posti di lavoro e i redditi di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Il nodo vero è sempre quello delle regole della rappresentanza. Ed è perciò ancora più grave che non si sia cercato in tutti questi mesi di porvi rimedio”.
(Tito Boeri, Le regole dimenticate:
http://forum.laudellulivo.org/index.php?topic=1828.25;wap2)
Piace partire proprio dal pensiero del nostro presidente INPS per focalizzare l’attenzione su un problema che mai come ora è pressante.
Con le organizzazioni sindacali non si riesce a trovare un accordo attorno ad tavolo di discussione e di contrattazione per addivenire ad una definitiva sistemazione dei medici fiscali INPS. Ci ha provato anche la nostra FNOMCeO, che si era ripromessa di convocarci dopo un mese, sperando in un accordo e una veduta unanime. Quella barriera invalicabile, anziché demolirla si è fortificata, ribadendo che la nostra associazione “non merita” di sedere tra le sigle sindacali che si interessano di medicina fiscale. Eppure il Polo Unico contemplato nella recente legge sulla riforma della pubblica amministrazione avrebbe dovuto rappresentare la nuova era della medicina fiscale INPS. Invece ha svelato quello che si sospettava, ovvero un gioco delle parti che ancora non si comprende dove voglia andare a parare. Tutti uniti pur di non dare ascolto o ragione ad ANMEFI, forse sperando di creare al suo interno un’emorragia.
Anziché risolvere i conflitti e, forti della esperienza contrattuale delle storiche sigle a cui fanno riferimento, suggerire definitive soluzioni all’ultraventennale stato di precarietà dei medici fiscali, ecco che ricorrono a prestigiose soluzioni, evocando contratti impossibili ad aversi, se non addirittura a proporre mistificazioni della nostra figura professionale, da qualcuno rivista in nuovi e anomali ruoli, trascurando i risultati fin qui raggiunti.
Insomma una contrattazione per pochi eletti, magari decisa a tavolino con qualche interlocutore, coinvolgendo sempre meno lavoratori ed autoinvestendosi di ruoli che perlomeno non gli sono esclusivi.
Vogliamo pensare che il fine di tutto questo miri solo a confondere le acque così che la materia diventi sempre più ingovernabile. Ma ci viene da ipotizzare che dietro così inspiegabile comportamento, che deliberatamente esclude dalla contrattazione la più rappresentativa tra tutte le sigle, si nasconda ben altro, frutto di intese che i poveri medici fiscali non comprendono.
Viene spontaneo chiedersi se una sigla sindacale che ha milioni di lavoratori tra i suoi iscritti possa dettare le regole per far funzionare al meglio un servizio come la medicina fiscale, che dovrebbe esercitare per legge un’azione di controllo su quegli aderenti.
Quali interessi difenderanno? Siamo certi che tendono ad equilibrare i due settori, ma qualcosa non torna se andiamo a leggere che uno dei principali sindacati italiani critica il polo unico e il passaggio della medicina fiscale dalle ASL all’INPS.
Così come non riusciamo a leggere chiaro quando si vogliono cancellare le tutele finora ottenute dalla categoria, per barattarle con un contenitore indefinito in cui farla confluire.
Ancor meno quando ci si autoproclama “specialisti” e come tali pretendere di essere trattati, promettendo quell’inquadramento agognato da tutti noi che specialisti non siamo. Forse le stesse sigle non potevano a tempo debito pretendere l’equipollenza della materia, che avrebbe aiutato ad avere quel contratto oggi tanto propagandato?
Forse sprovveduti, ma capaci di intendere che è l’ennesimo specchietto per le allodole, che al momento opportuno rivelerà impossibili richieste tanto da dover restare come sempre si è stati, ovvero precari per sempre, alla mercè degli algoritmi.