di Massimo Giansante
Alla fine del marzo scorso, da parte del dirigente (un amministrativo, siamo una piccola subagenzia) della mia sede è stata inviata una mail ai miei due colleghi, che abitano da sempre fuori del comune dove è la sede.
Si contestava loro un computo errato dei km per le visite che dovevano partire, a detta dello scrivente, dalla sede stessa. I miei due colleghi hanno risposto con garbo alla mail, sottolineando che si attenevano a quanto prescritto della circolare 86 del 2008 (che prescrive di calcolare i km percorsi dalla casa del medico) e che restavano in attesa di essere informati circa eventuali disposizioni più recenti che prescrivessero qualcosa di diverso.
Per tutta risposta le poche visite di ufficio dal 1 di Aprile furono assegnate tutte al sottoscritto.
Caso ha voluto che proprio i primi giorni di Aprile mi ammalassi e questo tornò utile per guadagnare qualche giorno (non tutto il male viene per nuocere… ) e nel frattempo cercammo di venire a capo della situazione.
Credo opportuno sottolineare che con i colleghi ci conosciamo e siamo in buoni rapporti da molti anni.
Decidemmo quindi di rivolgerci ai legali dell’ANMEFI e a nostre spese (in quanto l’associazione nello specifico non era formalmente coinvolta) abbiamo fatto scrivere una comunicazione al dirigente di sede ed al suo superiore della sede di Roma.
L’Associazione intanto dava “copertura” scrivendo a sua volta al responsabile ed al suo superiore diretto minacciando di sottoporre la questione alla sede regionale competente.
Preciso, a dimostrazione che alla base di tutto deve esserci la correttezza tra colleghi, che la lettera è stata firmata dai miei due colleghi, ma che anche io ho partecipato alle spese (insomma… “mi son fatto causa da solo”).
Oggi a te, domani a me…
Sarà un caso, ma a Maggio le visite di ufficio (sempre poche, finiranno presto) sono state ripartite tra tutti e tre. Adesso dovremo seguire ancora l’evolversi della situazione, ma già ora forse è possibile ricavare una morale:
METTERCI LA FACCIA, noi per primi, ed essere corretti tra colleghi.
L’Associazione in qualche modo durante quest’anno ha “allenato” dei legali ormai a conoscenza delle problematiche del nostro lavoro; ci sono iscritti a conoscenza delle circolari e dei decreti ministeriali sicuramente meglio di molti dipendenti INPS, e se necessario possono intervenire, eventualmente, facendo presente ai dirigenti superiori le “stranezze” compiute dai quadri INPS locali.
Sperando sempre che i primi abbiano margine di intervento, perchè nell’ultimo anno, talvolta, ho avuto qualche dubbio…

Questo articolo ha 6 commenti
Complimenti per il vostro esempio di coesione e correttezza. Ho da sempre sostenuto che l’unita’ avrebbe rafforzato la nostra sia pur debole condizione lavorativa nel corso degli anni, ma troppo spesso hanno prevalso gli interessi individuali a scapito di tutta la categoria.
Condivido pienamente. Noi a Reggio Cal per avere il famoso bonus abbiamo dovuto lottare ed è arrivato solo ieri .La motivazione ? Cambiata l’amministrativa che si occupava dei pagamenti,la nuova non conosceva la procedura…
E’ stato chiesto, prima di sottoporre “il caso ” ai legali, un colloquio tra rappresentante di sede e direzione sanitaria, direzione di agenzia etc.?
La commissione mista si è espressa?
In certi casi l’unica cosa che conta è una bella lettera firmata da un avvocato.
Effettivamente si poteva intraprendere la strada della commissione mista, i colleghi hanno preferito la via più rapida e che avrebbero voluto già intraprendere da tempo per altre motivi.
I fatti sembrano dare loro ragione anche se ancora resta molto da fare.
Complimenti!
Un esempio di correttezza e di coesione tra colleghi,purtroppo sempre più raro.