La difficile costruzione della coesione

pecore

 

 di Marcello Gaballo

La categoria dei medici di controllo INPS non si presenta certo come un’entità compatta, anche se fino allo scorso anno si intravedeva una possibile unità sostanziale tra le diverse sigle che si occupano della materia.

Un tratto di strada verso una necessaria coesione si stava percorrendo, grazie ad accordi, poi rivelatisi effimeri, che puntavano ad un miglioramento delle condizioni lavorative e alla caratterizzazione della figura del medico di controllo.

Il primo limite strutturale è causato dalla presenza di un variegato mondo sindacale, del quale una espressione di recente ha ribadito accordi unilaterali con l’INPS, trincerandosi dietro il rifiuto di dare piena legittimità al medico fiscale, che invece quel sindacato vorrebbe commisto ad altre figure sanitarie operanti nell’Istituto.

L’eclatante divergenza di vedute, evidentemente contrastate dall’associazione nazionale medici fiscali, la più rappresentativa della categoria, fa presupporre disparità di trattamento, a favore dei soliti privilegiati. Questi ultimi, forti di personali contatti e finalizzate interazioni con chi conta, restano impermeabili ed indifferenti alle tante sollecitazioni che da oltre due anni lanciano soprattutto i colleghi in maggior disagio. I medici fiscali INPS si sono illusi di aver trovato la soluzione tanto auspicata e finalmente raggiunta con il riconoscimento del Polo Unico della medicina fiscale, sancito dalla legge sulla pubblica amministrazione, varata pochi giorni fa, ma così non sembra essere per altri.

Eppure si sperava tanto in una sensibilizzazione, sperando e spingendo verso l’idea di una categoria unita, superando le chimere e le difficili, se non impossibili, soluzioni prospettate da mediatori senza scrupoli.

I tentativi di accordi sottobanco, dapprima ipotizzati, poi resi manifesti con dichiarazioni alla stampa, ecco che mirano ad indebolire la coesione che in centinaia hanno chiesto, tanto da frantumare il fronte compatto che avrebbe dovuto pretendere, in questo momento, l’unità della categoria, con il legittimo riconoscimento che le compete dopo quasi trent’anni di incertezze.

Anziché rafforzarsi ed agire compatta, ecco che viene minata sin dalle fondamenta, al punto che qualcuno mira a delegittimarla, sino a farla scomparire, per farla confluire in bacini indefiniti, con la benedizione di qualche illuminato dirigente, che ha pensato di poter accordarsi con “chi conta”, trascurando, di fatto, la più rappresentativa delle organizzazioni.

Inevitabili i risentimenti, le ostilità, i sospetti e gli odi, che hanno preso il posto alla coesione, cedendo ai diktat che nessuno avrebbe mai immaginato in questo momento, con l’avallo di scelte asimmetriche e di scambi che non vogliamo pensare siano solo utilitaristici.

Purtroppo, duole ammetterlo, ai sabotatori si aggiungono quanti assistono passivamente agli scenari offerti, senza alcuna intenzione di sostenere le giuste richieste della categoria, agevolando indirettamente chi si rifiuta di dare il giusto riconoscimento, noncuranti di quanto potrebbe accadere a chi veramente vuol restare medico fiscale, forse perché agevolato da altre favorevoli situazioni che comunque gli consentono di sopravvivere o di salvarsi. La loro indifferenza forse danneggia più dei primi, trascurando la possibile decimazione, che potrebbe colpire chiunque e non solo i presunti ribelli. Quel senso generale dell’appartenenza, che mai come ora doveva essere radicato e solido, è minato da più parti, soccombente alla difesa del proprio e del ristretto, cedendo alle lusinghe e alla promesse da marinaio che potrebbero conquistare il cuore di qualcuno, senza avere in mente che invece di garanzie si potrebbero ricevere pallottole.

Ci si lascia consegnare dunque nelle mani di una potenza egemone, che qualcuno vuol lasciare agire indisturbata, autorizzandola a trattarci come continua a fare da quel 29 aprile 2013, facendoci mangiare da mendicanti a cui viene data l’elemosina quotidiana. Forse questi trenta mesi di sofferenza non sono bastati per svilire la dignità di centinaia di professionisti, alcuni dei quali trattati miseramente, rimuovendo dalla loro esistenza quella dimensione centrale che il lavoro occupa nella loro esistenza.

Un’estate dunque di riflessioni e di tristi considerazioni, che comunque non fa demordere chi vuole combattere per la sopravvivenza e per difendere quanto ha conseguito in oltre vent’anni di lavoro.

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Questo articolo ha 2 commenti

  1. giovanni

    Mi sembra che al momento l’unico punto di coesione possa essere rappresentato dal “Decreto ponte”, oppure mi sbaglio????!! Meglio assistere allo scornamento tra i vari protagonisti o pseudotali a pancia piena che a pancia vuota.

    1. medicifiscali

      Caro collega,
      i fatti da cui dobbiamo sempre partire per poter trarre delle conseguenze sono alla portata di tutti.
      Il termine coesione a cui ti riferisci di fatto esiste solo per la sottoscrizione di alcune OOSS che hanno firmato un documento a cui rimando tutti i colleghi e che riguarda le richieste intersindacali al Ministero della FP.
      Forse alludi al fatto che alcuni punti contenuti in quel documento sono venuti meno nel sentire comune?
      Al momento e in attesa della convocazione da parte della Ministra Madia quel documento è li come unica proposta sulla materia della medicina fiscale da parte di alcune OOSS.
      Per quanto concerne altre possibilità di risolvere l’urgenza di come risolvere l’esiguità delle vmcd che ci vengono assegnate, non mi sembra che ci siano all’orizzonte soluzioni condivise.
      Rimane il desiderio di molti di fare qualcosa, ma purtroppo anche il desiderio di molti di far rimanere la situazione nell’incertezza, sia di regole che di vmcd assegnate a ciascun medico per veder così protratta nel tempo la posizione di rendita di alcuni a discapito di altri.
      Bisogna avere il coraggio di dire basta a questa ingiustizia e senza mezzi termini stop ad azioni tampone che potrebbero risultare ancora più dannose.
      Riteniamo necessario esercitare in tutti i modi possibili azioni di pressione, tenendoci nel lecito, vs la classe politica affinché vengano date le risposte che da anni chiediamo, stabilità economica e giusta applicazione delle regole per tutti…

      Claudio Palombi

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