In tutto questo fermento ci si vuole soffermare su un altro episodio, l’ennesimo, che ha caratterizzato queste giornate di fine estate dei medici fiscali. Protagonisti ancora Mauro Cavoli, che ha scritto sul blog di Pino Pignataro (http://sanitarinps.blogspot.it/) il 4 settembre 2015,e il collega Matteo Murano che ci ha avanzato delle considerazioni in merito. Questa volta si parla del rapporto orario generico dei medici fiscali, che per il primo “verrà quasi sicuramente riproposto in corso di “trattativa”, specificando che “per rapporto orario generico si intende un rapporto con compenso orario non contrattualizzato, sempre di natura libero professionale, limitato nel tempo con assenza di tutele”.
Murano giustamente fa notare come “tanto per cominciare la nostra bozza (dell’anmefi -ndr) non è a rapporto orario ma “forfettario”, poi dipende tutto da ciò che sarà scritto nel decreto legislativo di attuazione, che può benissimo prevedere un rapporto a tempo indeterminato con tutte le tutele e non ci sarebbe nulla di strano. D’altra parte anche il Sumai deve essere previsto dal decreto legislativo per poter essere applicato”, senza però conoscere le modalità di attuazione”.
La novità assoluta, che a dire il vero ci lascia sgomenti, presentata da Cavoli in uno dei suoi ultimi scritti consiste nel fatto che “il rapporto orario generico sarebbe normato, pressappoco, come quello attuale dei medici esterni e che per arrivarci prevede necessariamente anche la rimodulazione dell’attuale disciplina e un ricalcolo sicuro della consistenza numerica dei sanitari, oggi prevista in rapporto di 1 medico ogni 21 vmcd/settimanali. Tale conseguenza chiamasi esuberi (al momento, con il blocca liste non si può toccare nulla)”.
Davvero molte le sorprese e non si finisce mai di valutare l’imponderabile, specie quando riguarda la condizione del medico fiscale, che pare essere un “dannato”, senza mai ottenere una soluzione al suo precariato, che comunque qualcuno ha voluto mantenere in più di un ventennio. Forse, almeno ora, ci saremmo aspettati che tanti esperti della materia sindacale fossero riusciti a trovare una soluzione, visto l’ottenimento del Polo Unico. Ma pare che l’obiettivo raggiunto anziché procurare gioia ed entusiasmo stia diventando occasione per complicare ancor più il già difficile ed inusuale inquadramento della categoria. Insomma, come ha scritto qualcuno, “la tristezza è meno triste e l’allegria è meno allegra”.
A rincuorare e non lasciarsi prendere da proclami che ci lascerebbero monchi, ecco che il buon Murano ci fa riflettere “la rimodulazione dell’attuale disciplina avverrebbe anche con il SUMAI, posto che il SUMAI non assomiglia nemmeno lontanamente all’attuale disciplina. Per quanto riguarda il problema di eventuali esuberi non c’entra nulla il rapporto di 1 medico ogni 21 vmcd/settimanali che, automaticamente, non avrebbe più alcun valore essendo previsto dai DD.MM., che, automaticamente, sarebbero abrogati.
Il problema degli esuberi si porrebbe solo se il D. Lgs. potesse abrogare anche il blocca liste e la priorità, ma questo rischio sarebbe presente anche per il SUMAI, nel senso che comunque ed in ogni caso il D.Lgs. ha forza di legge e potrebbe benissimo abrogare il blocca liste e priorità indipendentemente dal tipo di “contratto” proposto, compreso quello con carico di lavoro blindato con compensazione oraria.
Tale rischio però, a mio parere, è inesistente in quanto la Legge Delega, sotto riportata, lo esclude.
“l) riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l’effettività del controllo, con attribuzione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l’effettuazione degli accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la definizione delle modalità d’impiego del personale medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle liste di cui all’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni”.
In altro punto del medesimo articolo, Cavoli sostiene che “… non esistono contratti ad ore generici a tempo indeterminato, senza parlare, poi, di tutti gli aspetti penalizzanti che una tale tipologia contrattuale comporta, dalla qualità del lavoro alla decurtazione dei compensi. Rimodulando la disciplina, infatti, si decade automaticamente dall’incarico (articolo 5 , comma 5, dm 18/04/96) perdendo quelle (poche) tutele ancora presenti che, nel bene e nel male, hanno consentito la continuità del lavoro per lunghissimi anni, mettendo i medici fiscali sullo stesso piano degli esterni, dopodiché tutto può succedere nella riassegnazione dei nuovi incarichi giocati alla roulette russa”.
Murano chiude la partita, riferendoci che se Cavoli “non vuole rimodulare la disciplina deve dire chiaramente che rinuncia al SUMAI e propone esclusivamente il carico di lavoro blindato con compensazione oraria (che è l’unico che permette di non rimodulare la disciplina). La rimodulazione della disciplina non comporta la decadenza automatica dall’incarico fino a quando saranno in vigore il blocca liste e la priorità che, essendo Leggi, sono gerarchicamente superiori ai DD.MM. e prevalgono su questi ultimi”.