di Giuliana Tasca
La tv abbellisce con nastri le auto e il mascarpone, la radio canta brani interrotti da lunghe statistiche di spese e cenoni. Cerco la verità e la trovo nel matto del villaggio che non vuole essere merce di scambio per coscienze, indossa abiti pesanti, gli stessi dell’estate scorsa e aspetta che il Natale passi in fretta per essere uguale a tutti. La trovo nella lavoratrice con il suo doppio fare, un po’ busta paga, altro tempo con voucher e mi descrive pregi e difetti dell’una e degli altri, non trova ore lavorate nella prima,sono sicure ma valgono poco nei secondi e nessuna tutela, la mia presenza la convince a non fare confronti, mi ha chiamata il suo part-time, perchè i malanni d’inverno arrivano .
Davanti al supermercato mi ha sbarrato la strada un uomo di mezza età, l’operaio e i suoi mali che conoscevo bene quando mi chiamava dottoressa , ora ringrazia la signora . Vorrei dirgli che lavoravo con lui quando non lavorava e viceversa, una alternanza inevitabile, ora solo compassione che si incontra.
Sono in cerca di luci. Un lavoratore mi ferma sulla porta, ha un giubbotto pesante , non vuole farmi entrare. Mi arrendo ad una complicità tutta da scoprire. Sistemo pc e stampante sulle scale, fa freddo, il vento sferza una pianta quasi morta, la sua terra arida penetra dove può, tra scudi improbabili di braccia e mani. Eppure, è tutto perfetto, il fonendoscopio cerca la pelle tra strati di maglie, la trova dopo il tepore, in una normalità antica dove solo netbook e stampante sono sbagliati.
La cooperativa paga poco, mi dice un altro. Vive in uno scantinato di un agriturismo, di suo c’è solo un divano-letto e un po’ di legna che lo avvampa da un lato e lo lascia gelido dall’altro. Tutto intorno preziosi mobili antichi, fratine e oggetti di antiquariato, orologi fermi , è quasi buio.
Sono in cerca di luci e un giorno le trovo. Una tenda di stelle colorate copre la facciata di una casa, ho quasi paura di impigliarmi, l’inquilino assicura che proprio dietro ai miei piedi c’è un proiettore. Mi trovo immersa in una galassia sottratta dal muro con moneta d’ombra, rido, chiedo, già si incrina la mia autorevolezza in uno stupore di bimba ma lui vuole tornare al lavoro, mi rilasso. In casa c’è un abete troppo perfetto di distanze e colori tra gingilli, un presepe prezioso al riparo da manine che si accontentano di un cavallo a dondolo.
Comprendo , stelle e detriti sono lavoro e famiglia che rispettivamente ci sono e non ci sono . Il Natale ci parla di abbagli di luce , oppure tace di buio, non sussurra più contagiose aurore e riposanti tramonti.
Così procedo, privilegiata chimera, un po’ candela nell’ombra, un po’ ombra nella luce, esportando tristezze e gioie non mie. Semplicemente in cammino.
Buon Natale a tutti i colleghi e ai lavoratori che ci leggono.

Questo articolo ha un commento
Complimenti a Giuliana, quello è il campionario di umanità che incontriamo ogni giorno, ne ho il ricordo appena di ieri sera visitando un paziente.
Auguri a tutti sono Ernesta da Ancona