ANMEFI per il medico fiscale. 2

Azioni di ANMEFI intraprese per smuovere il blocco/riduzione delle visite fiscali.
Un documento sull’emergenza dei medici fiscali

 

Con PEC del 21 agosto 2014, dopo 15 mesi di sofferenza, la scrivente ANMEFI inviava alla Direzione Generale INPS un dossier “Considerazioni su un intervento di emergenza per alcuni iscritti  all’Associazione Nazionale Medici di Controllo INPS (ANMEFI)”, dopo aver indagato tra i suoi iscritti sulle realtà più disagiate, avendo avuto più volte segnali preoccupanti da parte di alcuni degli associati, con particolare riguardo nei confronti di chi svolge solo questo lavoro, e particolarmente verso quelli che avevano effettuato un numero di visite inferiori a quaranta negli ultimi quattro mesi, esonerando i restanti dalla partecipazione al censimento.

I risultati, comunicati ai diretti interessanti, hanno rivelato una situazione drammatica ed insostenibile per alcune centinaia di medici fiscali. Come ha scritto il Presidente ANMEFI Palombi “a questi è negato ogni diritto alla salute, al minimo vitale, riscontrando situazioni da vera vergogna sociale, per essere costretti a vivere con 300-500 euro al mese, per altri poche centinaia in più e per tutti rigorosamente lordi. Una denuncia sociale da far rabbrividire chiunque, considerato che si tratta di professionisti portati allo stremo, costringendoli a perdere ogni dignità che spetterebbe anche al cittadino più indigente. Però nel contempo essi continuano a dare la propria disponibilità su due fasce, dal lunedì alla domenica, ed accendono il notebook mattina e pomeriggio, pur senza avere visite da effettuare. Dopo tutte le incompatibilità a suo tempo imposte, questi medici sono usciti fuori dalle graduatorie della medicina dei servizi e sono stati costretti, loro malgrado, a continuare a lavorare con l’INPS anche più di vent’anni, trovandosi il “benservito” per puro caso, dalla sera al mattino dopo. Rimettersi in gioco a 55 ani, perché questa è l’età media dei medici fiscali INPS, non è facile, se non impossibile, anche perché l’età pensionabile è ancora ben lontana”.

Ma nonostante il dramma, lo stesso Presidente nella medesima PEC esortava la Direzione ad intervenire con urgenza “per venire incontro a questi professionisti che hanno perso ogni ritegno e ogni decenza civile”, arrivando addirittura a chiedere che “Si garantisca quel minimo vitale per ognuno di essi. Stiamo parlando di poche centinaia di medici, non per tutti i 1381, nonostante anche la maggior parte di questi siano in attesa di una soluzione contrattuale”.

Tutto inutile, se non un lieve incremento del numero di visite da settembre 2014, che in alcuni casi sono passate da 10 a 13, da 20 a 26, e così via.

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