ACCORGIMENTI DA SEGUIRE NEL CONTROLLO DELLA MALATTIA

ACCORGIMENTI DA SEGUIRE NEL CONTROLLO DELLA MALATTIA
Sulla richiesta di v.m.c.
A) L’esame tempestivo della certificazione di malattia da parte dei medici dell’Istituto rappresenta un elemento determinante per l’efficacia dei controlli, soprattutto nei confronti di “assenteisti inveterati”, che utilizzano spesso certificati ripetuti a prognosi breve; purtroppo l’attuale sistema di gestione della certificazione di malattia da parte dell’INPS, non permette il riscontro immediato di tutti i precedenti di un assicurato (l’acquisizione ottica avviene con un ritardo medio di un mese e più), per cui parte dell’efficacia dei controlli vien meno fin dall’inizio.
È indispensabile, nei casi più eclatanti, predisporre la v.m.c. anche su certificati scaduti, previa conferma telefonica da parte del datore di lavoro che perdura l’assenza del lavoratore (circ. INPS n. 7 del 05/01/95).
B) In presenza di prognosi superiori a due settimane la v.m.c. dovrebbe essere disposta solo dopo 8-10 giorni al fine di mettere il medico di controllo nelle migliori condizioni per stabilire una prognosi definitiva.
C) In presenza di RCT o competenza INAIL l’assistito non va lasciato a se stesso nella erronea convinzione che, comunque non costerà nulla all’Istituto; infatti in entrambi i casi la durata della malattia viene stabilita a posteriori, in base alle durate medie comuni dei traumi, per cui il risarcimento o l’indennizzo possono coprire solo parte del periodo di malattia indennizzata.
Diventa utile quindi l’esecuzione di v.m.c. a cadenza quindicinale e quando la malattia si prolunga oltre i tempi fisiologici, può essere utile una visita ambulatoriale da parte del primario o di un suo delegato.
Sui rapporti con i colleghi
D) I Direttori delle S.A.P. dovrebbero rilasciare ad ogni medico di lista una dichiarazione scritta, attestante che gli stessi operano per conto dell’Istituto, sia per rafforzare le ragioni dell’INPS in ambito giudiziario in seguito ad eventuale rifiuto del lavoratore a sottoporsi al controllo medico, sia per impedire illeciti scambi di visite tra medici, noncuranti di graduatorie o di incompatibilità.
E) Vanno indette periodicamente delle riunioni con i medici di lista con il duplice scopo di fornire una prima istruzione ai neoincaricati ed i dati relativi all’andamento delle v.m.c. nell’ultimo periodo, predisposti in collaborazione con l’Ufficio Liquidazione Prestazioni Temporanee (n. di certificati pervenuti, n. di visite eseguite, esiti delle stesse distinti in riduzione prognosi, assenza ingiustificata o giustificata, costo complessivo delle v.m.c. del periodo, recupero economico potenziale o reale), al fine di un coinvolgimento anche di tali medici negli obietti dell’Istituto e di una maggiore motivazione operativa. In tale sede vanno affrontati argomenti di carattere generale o chiariti dubbi sollevati dagli interessati, mentre per eventuali precise contestazioni a singoli medici (incompleta o incongrua compilazione dei mod. VMC/REF, conclusioni immotivate, inosservanza delle norme deontologiche, atteggiamento scorretto nei confronti dell’assistito) vanno predisposti incontri riservati. Talvolta risulta utile segnalare casi molto sospetti, già al momento dell’assegnazione del controllo da effettuare, e concordare a quali possibili conclusioni deve tendere la visita, fermo restando che la decisione finale spetta solo al medico di controllo. Viceversa non appare professionalmente dignitoso richiedere più v.m.c. da eseguire in giorni consecutivi, nel tentativo di sorprendere l’assistito fuori domicilio durante le fasce orarie: è questa una tecnica talvolta efficace, posta in essere dai datori di lavoro, ma evidentemente ha i presupposti di una eccessiva fiscalità che potrebbe nuocere all’immagine dell’Istituto ed alla professionalità dei medici.
F) I referti delle v.m.c. devono essere sottoposti al visto del medico di Sede con la massima tempestività, da questi infatti dovrà emergere l’eventuale necessità di contattare il medico curante o di controllo o il datore di lavoro, ovvero di predisporre una nuova v.m.c. domiciliare o ambulatoriale. G) Il medico curante stabilisce generalmente con i suoi assistiti un delicato rapporto di fiducia e di stima reciproche, volto essenzialmente alla tutela della salute, rapporto che non è sempre conciliabile con un rigido atteggiamento tecnico fiscale nella fase di certificazione della malattia (4). Poichè le controversie sorgono soprattutto nei casi con sintomatologia prevalentemente o unicamente soggettiva, non dimostrabile neppure con la sofisticata semeiotica della Medicina moderna, il medico che rilascia il certificato di diagnosi dovrebbe opportunamente premettere “riferita” al sintomo dichiarato (astenia, cefalea, ecc.) ed aggiungere eventualmente quelle notizie storico-cliniche, di sua conoscenza, che giustificano la diagnosi (in soggetto con attività gravemente usurante, già accertata e definita con ricovero ospedaliero, ecc.) (13). I medici curanti dovrebbero quindi essere interpellati sia in presenza di certificati irregolari, soprattutto se incompleti nella diagnosi (“vedi precedenti”) o illeggibili, in quanto potrebbero indurre la richiesta di v.m.c. anche per affezioni gravissime, sia per fronteggiare in collaborazione casi particolari di assenteisti, che lo stesso medico curante, da solo, non è in grado di contrastare efficacemente. Sarebbe auspicabile che il referto di v.m.c. contempli anche una copia da inviare al medico curante, per conoscenza.
Sui ricorsi giudiziari
H) Dovrebbe essere indispensabile la partecipazione del medico di Istituto ad eventuali contenziosi giudiziari in ordine a tutte le problematiche che scaturiscono dalle v.m.c. effettuate, quali il giudizio medico sul motivo di giustificazione delle assenze addotto, l’applicabilità della sanzione quando la visita ambulatoriale successiva ha confermato l’inabilità temporanea del lavoratore, la prevalenza di giudizio prognostico del medico di controllo o del medico INPS rispetto a quello del medico curante.
http://digilander.libero.it/fadange/femepa/istrvmc.htm

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