SERRA, CATALFO, SCIBONA, PUGLIA, PAGLINI, BOTTICI, SANTANGELO, MANGILI, MORRA, DONNO, LEZZI, BERTOROTTA, MORONESE – Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze – Premesso che:
l’INPS, richiamando l’applicazione dei criteri della spending review, ossia in conseguenza del taglio delle risorse cui è stato sottoposto dalle ultime leggi di spesa (l’ente di previdenza ha avuto un taglio di 500 milioni di euro, pari al 40 per cento delle spese), ha dapprima sospeso e poi ridotto le visite fiscali alle persone assenti dal lavoro per malattia da 900.000 a 100.000, destinando a queste visite un budget di 18 milioni di euro per l’anno 2014;
a parere degli interroganti tale disposizione causerà un “buco nero” nel circuito dei controlli, un danno enorme all’erario e risvolti occupazionali negativi per i medici fiscali;
in particolare è verosimile, a giudizio degli interroganti, che l’adozione della sospensione delle visite mediche di controllo d’ufficio abbia comportato un notevole aumento delle assenze per malattia, soprattutto in relazione alle prognosi, e, quindi, una spesa ben superiore rispetto a quanto l’Istituto investe in un anno per le visite mediche di controllo d’ufficio. La XII Commissione permanente (Affari sociali) della Camera dei deputati, con il documento approvato il 27 maggio 2014, ha concluso un’indagine conoscitiva sull’organizzazione dell’attività dei medici che svolgono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia, ribadendo quanto detto sopra, dopo aver acquisito dati ed informazioni sulle modalità di organizzazione dell’attività di medicina fiscale da parte dell’INPS e da parte delle ASL. Ne sono scaturiti importanti elementi informativi in merito alla relazione tra i costi e i benefici della spesa dell’INPS per il pagamento dei medici fiscali e di quella dovuta agli oneri per prestazioni di malattia. In particolare i lavori della Commissione miravano ad individuare iniziative concrete per ridurre il danno all’erario, oltre alla salvaguardia della professionalità dei numerosi medici fiscali dell’INPS che, per le modalità di svolgimento della professione, rischiano di non avere in prospettiva alcuna possibilità di reinserimento lavorativo;
considerato che:
più di 1.400 medici fiscali, che operano in regime di convenzione con l’INPS, sono relegati in un limbo di provvisorietà che raggiunge livelli di drammaticità per circa 300 medici che svolgevano tale attività in via esclusiva, ma che comunque coinvolge tutti i medici “di lista” rappresentando per tutti la fonte di maggior reddito;
costoro si ritrovano a dover sopportare una situazione che ha addirittura del paradossale, essendo costretti a garantire la propria disponibilità giornaliera a fronte di una media di circa 10 visite fiscali mensili, per un guadagno medio di circa 300 euro netti;
l’età media della categoria è di 55 anni e parecchi medici collaborano, in questo regime di precariato con un contratto libero professionale atipico, con l’Istituto anche da oltre 20 anni. Tutti hanno scarsissime possibilità di reinserimento o reintegrazione del proprio reddito professionale;
tra i costi dell’operazione si devono computare inoltre: il venir meno di un essenziale elemento di contrasto a comportamenti assenteisti non presumibili né identificabili al momento della certificazione, l’aumento dei costi del lavoro delle aziende che sostengono circa il 50 per cento dell’indennità di malattia, il mancato introito per lo Stato di circa 10 milioni di euro per l’IRPEF non versata dai medici fiscali ed infine la severa riduzione dei contributi versati all’Ente nazionale previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri;
inoltre, risulta agli interroganti che le visite si effettuano prevalentemente in paesi vicini all’abitazione del medico (questo per risparmiare sul rimborso chilometrico) e quindi molti lavoratori residenti in quei paesi distanti dall’abitazione del medico di controllo sono esentati da molti mesi dall’essere visitati e controllati, a meno che non vi sia specifica richiesta di un datore di lavoro;
nel 2012, in piena crisi economica, l’INPS ha speso circa 1.100 euro a persona per dotare ciascun medico fiscale di computer e stampante portatile, per un importo che ammonta a più di un milione e mezzo di euro,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo al fine di valutare correttamente i risvolti negativi per le casse dello Stato della drastica riduzione del 90 per cento circa delle visite fiscali per malattia effettuate d’ufficio, considerato che la spending review non dovrebbe, a parere degli interroganti, applicarsi proprio a questo settore, che, al contrario, risulta fondamentale per arginare il fenomeno dell’assenteismo e, di conseguenza, il contenimento della spesa pubblica;
se non ritengano necessario adoperarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, per cercare forme alternative di risparmio della spesa pubblica continuando a garantire il ruolo sociale e istituzionale dell’attività dei medici fiscali, reale deterrente agli abusi astensionistici per malattia;
quali siano i motivi per cui l’ente previdenziale abbia ritenuto di informatizzare un sistema e formare dei professionisti al riguardo quando, in seguito alla suddetta decisione, questi ultimi potrebbero essere destinati a scomparire;
se corrisponda al vero che lavoratori residenti in molti paesi distanti dall’abitazione del medico di controllo vengano esentati dal controllo per risparmiare sul rimborso chilometrico;
a quanto ammontino i costi dell’INPS nell’ultimo anno relativamente alle spese destinate alla malattia e se via sia stato un aumento dell’assenteismo;
se non ritengano necessario istituire, nell’ambito delle proprie competenze, un polo unico di medicina fiscale per razionalizzare e rendere maggiormente efficienti le visite mediche di controllo attraverso la gestione unica dell’INPS.
(4-02991)