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Visite fiscali: prognosi al curante. Cosa cambia nella nuova procedura

di Giuliana Tasca

Recentemente si assiste ad una piccola, ma significativa , variazione della procedura rispetto alla prognosi della malattia su cui il medico fiscale esprime il parere. Delle tre opzioni:

Giudicato in condizione di riprendere il lavoro/ le ferie il…

Giudicato in condizione di incapacità al lavoro/ alle ferie con prognosi a tutto il…

Giudicato in condizione di incapacità al lavoro/ alle ferie con prognosi al curante

Una novità sostanziale è che il giudizio di incapacità al lavoro, secondo fra i tre menzionati, non è più selezionabile nel caso in cui la visita sia effettuata all’ultimo giorno di prognosi. Pertanto il medico ha solo due possibilità, rende idoneo o affida la prognosi al curante.

Senza indugiare sulla ragionevolezza di questo correttivo, il suo approfondimento rivela come ci si trovi di fronte ad una apprezzabile cautela che coinvolge Enti, assicurati ed in primis il prestatore d’opera.

Infatti, selezionare all’ultimo giorno di prognosi l’ipotesi di incapacità, posto che l’idoneità non risulti congrua, consente la ripresa al lavoro anche in sussistenza di inabilità, a discrezione del paziente.

Le motivazioni socio-economiche, relazionali ed oggettive nel mondo del lavoro che confortano una interruzione volontaria della tutela assicurativa per la malattia da parte del lavoratore è stata diligentemente affrontata anche dall’INPS con il messaggio n° 6973 di data 12 settembre 2014, che fa luce sugli effetti di carattere etico e giuridico di una ripresa anticipata della mansione lavorativa. Ma allo stesso modo, la ripresa del servizio anche a fine prognosi in assenza di idoneità, sebbene assolva da responsabilità il medico curante, incide sulla presa in carico per il controllore dell’ultimo giorno, soprattutto quando sia edotto dal lavoratore sulle sue intenzioni. Ecco che, la cautela di selezionare prognosi al curante, diviene coercitiva per il lavoratore di sottoporsi ad ulteriore visita presso il collega certificatore ed un obbligo per il medico fiscale di informarlo.

In assenza di una verifica del medico curante, il datore di lavoro dovrebbe astenersi dal riammettere in servizio il suo dipendente.

Una considerazione deve essere fatta sul giudizio del medico fiscale rispetto alle due opzioni. Certamente, più di prima, deve meditare sulla residualità dei sintomi e giungere alla conclusione di quanto e come sia trascurabile rispetto alla mansione specifica svolta dal lavoratore.

In ordine alla responsabilità di avvertire il collega di medicina generale, qualora si decida di delegare la prognosi al curante, rimane un atto non dovuto ma intuitivamente circostanziale.

Tuttavia, nonostante questa procedura ha, meritatamente, dignità di norma amministrativa cautelativa, tutelante ed etica per tutte le parti, non ultimo l’INAIL che assicura l’infortunio in presenza di severi requisiti dell’ambiente di lavoro e delle condizioni psico-fisiche preesistenti del dipendente, è da ritenere, con buona probabilità, che non sia compresa operativamente, data la rarità degli effetti avversi , ma potrebbe per una convergenza di fattori imprevisti ed imprevedibili interessare le aule dei tribunali.

2 Commenti a Visite fiscali: prognosi al curante. Cosa cambia nella nuova procedura

    • Molto bene, come te dovremo riflettere molto quando l’ultimo giorno sarà venerdì e capire se il fine settimana basterà ad esaurire i sintomi e dare l’idoneità o delegare alla GM il giudizio nel giorno di sabato, sempre che il lavoratore non faccia resistenza e lo si debba convincere. Il testo che hai commentato si insinua proprio in quel confine fastidioso tra l’essere e non essere guariti e che confidava nel conosci te stesso del paziente, lasciando aperta la malattia alla seconda opzione. La percezione del cambiamento non è soggettiva perché dopo tutto così è,la funzione è stata inibita. Ho tentato di informare e l’aspetto sociale che sempre mi è stato caro può essere pesante ma certamente è più dannosa la leggerezza.

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