* Aderente alla Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane (numero di protocollo A212) 

Visita fiscale, diritti e doveri. Come non cadere in trappola



La visita fiscale è l’accertamento previsto dall’art. 5 dallo Statuto dei Lavoratori (L. 300/70): 
“sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sull’idoneità e sull’infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente… Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare l’idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblici”.

In altri termini, mediante tale strumento, il Legislatore consente al datore di lavoro di svolgere indagini sullo stato di malattia del dipendente.

Per i dipendenti pubblici la visita fiscale è obbligatoria (anche per un solo giorno di malattia) e viene richiesta dall’ente di appartenenza del dipendente ai medici dell’ Azienda Sanitaria.

Il lavoratore è tenuto a essere reperibile nelle fasce orarie stabilite dalla Legge nel luogo segnalato al datore di lavoro per tutto il periodo di malattia assegnato dal medico di base nel certificato.

La visita può essere effettuata in un qualunque giorno della settimana (anche festivo).

Se il lavoratore e/o il medico di base, ritengono che la malattia sia terminata e che si possa riprendere l’attività lavorativa, il medico deve rilasciare un nuovo certificato, che annulla quello precedente di malattia (a partire dalla data di emissione), da inviare all’INPS, e da presentare al datore di lavoro al rientro.

Il medico fiscale ha comunque la facoltà di ridurre o confermare la prognosi del medico di base.

In qualunque caso, dopo la visita a domicilio o in ambulatorio, verrà inviato il referto medico al datore di lavoro.

Nel caso in cui il lavoratore non sia presente al domicilio al momento della visita, il medico fiscale lascia, al recapito dell’interessato, un invito a presentarsi per una visita ambulatoriale.

Infatti, rammentiamo come l’eventuale assenza ingiustificata nel domicilio indicato durante l’orario di reperibilità, può essere superata dal lavoratore (sul quale, peraltro, grava l’onere della prova), solo in presenza di quelle condizioni previste dalla contrattazione collettiva nazionale: cause di forza maggiore, acquisto di farmaci, visite specialistiche o terapie legate alla malattia in corso (cfr. sentenza della Corte Costituzionale n. 78 del 26 gennaio 1988 che prevede la possibilità del lavoratore di addurre un motivo serio ed apprezzabile della sua irreperibilità alla visita fiscale).

Se invece il lavoratore non si presenta il giorno successivo, scatta di nuovo un’assenza ingiustificata.

Osserviamo, che il lavoratore può rifiutare l’ingresso ai medici che si presentano fuori dell’orario di reperibilità. Tale rifiuto non potrà costituire per il datore un titolo per valutare un’assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, né per l’INPS al fine di non pagare al lavoratore l’indennità di malattia: in altri termini, tale situazione viene parificata all’ipotesi di assenza di visite fiscali.

Passando ai profili deontologici della questione, osserviamo come il Codice di Deontologia Medica dedichi alla “visita fiscale”, una specifica disposizione (art. 63) che testualmente recita:

Nell’esercizio delle funzioni di controllo, il medico:

– deve far conoscere al soggetto sottoposto all’accertamento la propria qualifica e la propria funzione;

– non deve rendere palesi al soggetto le proprie valutazioni in merito alla diagnosi e alla terapia. In situazione di urgenza o di emergenza clinica il medico di controllo deve adottare le necessarie misure, a tutela del malato, dandone sollecita comunicazione al medico curante. “

Tale norma, che traccia le linee comportamentali che il medico fiscale deve seguire nella specificità del proprio incarico, non esclude – e non può escludere – la valutazione della condotta del sanitario in relazione alle altre disposizioni codicistiche.

Infatti, il codice deontologico, è un corpus di regole di autodisciplina predeterminate dalla professione, vincolanti per gli iscritti all’ordine che a quelle norme devono quindi adeguare la loro condotta professionale.

Esemplifichiamo il discorso.

Pensiamo ad un medico che pur attendendosi alle prescrizione dettate dall’art. 63 (non rendendo palesi al soggetto le proprie valutazioni in merito alla diagnosi e alla terapia) tenga un comportamento, in sede di visita, in spregio al decoro professionale.

In un’ipotesi di tal genere, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri territorialmente competente, avrà il dovere di intervenire ed eventualmente sanzionare il sanitario, a a prescindere dal suo adempimento alle prescrizioni previste dall’art. 63.

D’altro canto, sfogliando il Codice di Deontologia Medica, notiamo come molteplici siano le norme cui il “medico fiscale” debba prestare attenzione: ad esempio, l‘art. 18 (competenza professionale) che prevede che “ll medico deve garantire impegno e competenza professionale, non assumendo obblighi che non sia in condizione di soddisfare. Egli deve affrontare i problemi diagnostici con il massimo scrupolo, dedicandovi il tempo necessario per un approfondito colloquio e per un adeguato esame obiettivo, avvalendosi delle indagini ritenute necessarie”; o ancora l’art. 22 (certificazione) che, al secondo comma, stabilisce che Il medico, nel redigere certificazioni, deve valutare e attestare soltanto dati clinici che abbia direttamente constatato”.

Dunque, i principi – guida stabiliti dalle due norme si rivelano fondamentali anche per il medico che esegua una “semplice” visita fiscale.

Infatti, il sanitario deve attestare solo quello che abbia direttamente, personalmente ed oggettivamente constatato, non potendo legittimare l’inidoneità al lavoro sulla base di una certificazione rilasciata tempo prima dal medico curante (come invece talvolta accade).

Il sanitario, altresì, “deve affrontare i problemi diagnostici con il massimo scrupolo, dedicandovi il tempo necessario per un approfondito colloquio e per un adeguato esame obiettivo, avvalendosi delle indagini ritenute necessarie”, segnalando se l’eventuale incapacità lavorativa “accertata” dipenda o meno da infortunio sul lavoro; se la malattia sia o meno compatibile con le funzioni delle ferie (compilazione obbligatoria).

In conclusione, non possiamo che ribadire come la visita fiscale, anche sotto il profilo deontologico, debba essere monitorata con particolare attenzione: l’indagine accertativa del sanitario si rivelerà determinate sia per il datore di lavoro, sia per il lavoratore, sia, ed eventualmente, per l’istituto Previdenziale.

Conseguentemente, la visita fiscale non può e non deve limitarsi ad un mero controllo della presenza del lavoratore in malattia nel domicilio: proprio perché funge (o dovrebbe fungere) come spada di Damocle per tutti coloro che si ritengono i “furbetti del quartierino”, dovrà essere espletata con massimo rigore ed assoluta professionalità.

Avv. Fabrizio Vincenzi

Mercoledì 17 Agosto 2011

http://www.rsvn.it/visita-fiscale-diritti-e-doveri.lits13c634.htm#.U0_JYYpVLR4.email

11 Commenti a Visita fiscale, diritti e doveri. Come non cadere in trappola

  1. a me non risultava che tra le cause giustificative dell’assenza domiciliare ci fosse anche l’acquisto di farmaci! Sai quanta gente, nel frattempo rientrata al domicilio, e non proprio in fin di vita mi ha detto che era appena andata in farmacia!

      • L’orario di apertura delle farmacie è molto più lungo di quello di obbligo di reperibilità a domicilio da parte del lavoratore, quindi il lavoratore è tenuto a recarsi in farmacia al di fuori delle fasce orarie previste da Inps o ASL. Nella mia sede non viene scusato.

  2. La giustificazione della farmacia è una delle più comuni…
    Un paziente si sarebbe recato in farmacia, a detta della madre, pochi minuti prima (operato al ginocchio…).
    Io constato e redigo il verbale di assenza.
    Mi reco per miei motivi in farmacia (il paese è piccolo e ha un’unica farmacia) ed il paziente in questione non si era visto nè in giornata nè nei giorni addietro….

  3. Effettivamente appare strano. Le farmacie, considerando anche quelle di turno, sono aperte 24 ore su 24. Che il paziente abbia la necessità di approvvigionarsi di un farmaco proprio in quelle 4 ore di reperibilità, appare inverosimile. Ci potrà essere un caso su mille, ma certamente non spetta ai medici fiscali valutare ed eventualmente giustificare.

  4. Non mi risulta che il recarsi in farmacia sia giustifazione all’assenza a VMC,tranne se si tratta di emergenza come per i farmaci salvavita

  5. Salve sono un dipendente statale,qualche mese fa mi sono infortunato sul lavoro.L’ospedale mi ha dato 5 giorni di prognosi poi il mio medico di famiglia altri 4.Sono tornato al lavoro e dopo qualche mese ho mandato un certificato medico sulla riacutizzazione della patologia in seguito all’infortunio.
    Domando..su un certificato medico di ricaduta su un precedente infortunio..c’è la visita fiscale ?

    • Con le informazioni generiche fornite di ( non conosciamo il tipo di infortunio e cosa si intenda per riacutizzazione) la risposta ,necessariamente generica, è “sì”, è soggetto a visita di controllo: non fosse altro che il datore di lavoro non può conoscere la diagnosi dell’attuale periodo di malattia e quindi potrebbe richiedere il controllo.
      Cordiali saluti.

  6. Salve,sono dipendente pubblico.ho subito una frattura al malleolo esterno,sono a casa in malattia da due mesi.finalmente la dottoressa mi ha dato il via alla riabilitazione,che sarà tutte le mattine alle 10 e mi ha prescritto nuoto con pinna due volte a settimana. Visto che ho paura dell’acqua alta vorrei andare due giorni a sett. in albergo con piscina termale,va bene? La pratica in piscina me l’ha prescritta lo specialista,mettersi la residenza in quei due GG a settimana nella hotel..

  7. Gentile lettrice, può trovare informazioni in “Cambiare indirizzo durante la malattia “,pubblicato in questo Sito a cui può accedere direttamente con Google aggiungendo al titolo Associazione Nazionale Medici Medicina Fiscale.

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