Associazione Nazionale Medici di Medicina Fiscale

Quotidiano Sanità| Con il Covid ci si è dimenticati dei medici fiscali

Nelson Iotti, medico fiscale  

Tra le tante categorie di lavoratori rimaste colpite in conseguenza dell’emergenza da Sars-Cov2, sembra strano, ma ve n’è una in particolare che non è mai stata nemmeno menzionata. Come uscita dai radar. Qualcuno vocifera perfino che sia estinta o sia prossima ad esserlo non come normale esito evolutivo di stampo darwiniano ma come logica conseguenza di un ormai abituale neologismo: lo smart working. Il clamore pubblico e dell’informazione che giustamente ha riempito di lodi tutti i medici e personale sanitario, duramente impegnati nella recente emergenza da Covid-19, non ha consumato nemmeno una parola per l’unica categoria medico-sanitaria che dall’8 marzo ad oggi non solo non ha potuto contribuire a sostenere le forze in campo ma a cui proprio è stato sottratto il lavoro: quella dei medici fiscali di controllo ai lavoratori in malattia. Che lodi può mai pretendere non avendo fatto nulla!?

Da sempre liberi professionisti, a partita Iva, già in passato (2013) costretti a subire la scure (temporanea sospensione delle visite di controllo) di una quantomeno criticabile spending review, rivelatasi poi misura inefficace, di nuovo ora si ritrovano a subire una grave perdita della propria capacità di guadagno. Il rapporto che ci lega (vengo al personale in quanto, se non si era capito, anch’io ne faccio parte) all’Inps, l’Istituto che ha il compito di erogare ed organizzare il pubblico servizio di medicina fiscale di controllo, è si libero professionale (deve esserlo per ruolo di terzietà tra le varie figure coinvolte: Inps, Datori di Lavoro, medici certificatori e lavoratori) ma è sempre stato condizionato da molte incompatibilità limitanti altre eventuali attività che al momento ci sarebbero di supporto.

Siamo apertamente favorevoli e consapevoli dell’importanza delle disposizioni sanitarie restrittive poste in atto dal Governo al contenimento della pandemia e certi della efficacia dei risultati.

Quello che però ci risulta mortificante è essere stati dimenticati come elementi facenti parte di un importante sistema sanitario pubblico. Non è che svolgiamo un lavoro solo per nostro puro tornaconto ma abbiamo dimostrato nel corso degli anni di essere stati funzionali al contenimento della spesa pubblica. Sugli organi di informazione, Tv e quotidiani, nemmeno un richiamo, un accenno, ma quel che più sorprende e sconforta nessuna risposta da parte delle istituzioni pubbliche anche dopo reiterate nostre richieste. Sapere che discoteche ed ogni altro tipo di attività ludica e sportiva , non di prima necessità , ha riaperto, non fa che aumentare il nostro rammarico.

Alcune motivazioni sul perdurare della nostra inattività sono state messe in relazione alla corsa ad ostacoli per l’approvvigionamento dei DPI (dispositivi protezione individuale) per il personale amministrativo e sanitario interno. Di noi nessun accenno, nemmeno un post-it adeso al muro. Men che meno ci è stato chiesto se eravamo disposti a sostenerne personalmente la spesa di guanti o mascherine per le visite a domicilio.

In previsione di nuove recrudescenze dei contagi e conseguenti sindromi da Covid- 19 per il prossimo autunno ci poniamo quindi a pieno diritto tra coloro che si sentono in attuale e perdurante grave difficoltà economica ma siamo altrettanto convinti di meritare una corretta e tempestiva comunicazione e una adeguata considerazione per il nostro lavoro, rispettato come qualsiasi altro.

Pubblicato su Quotidiano Sanità| Lettere al Direttore:

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=86654

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Non ci sono più parole per descrivere questa vergognosa e aberrante situazione . Assenza completa da parte dell’Inps nell’informarci per quanto riguarda il nostro lavoro ed aggiungo la nostra possibilità a poter tornare a vivere . Alcuni di noi ridotti ormai alla miseria e per chi come me si stà avvicinando alla pensione che senza i contributi derivanti dal lavoro come MF sarà una pensione da “fame” . Nemmeno un “bonus” da parte dell’Istituto per cercare di alleviare le nostre sofferenze . Non ci sono più PAROLE .

  2. Oltre a concordare con quanto scritto dal collega Nelson Iotti e dal collega Massimo Bizzarri, vorrei aggiungere l’assenza completa dei nostri “Ordini Professionali”. Chiedo anche a loro di adoperarsi per dare uno sbocco positivo alla nostra precaria situazione.

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