Associazione Nazionale Medici di Medicina Fiscale

Medicina di controllo domiciliare. Prognosi clinica e prognosi medico-legale (3/3)

di Maria Parisi – Nelson Iotti

La visita medica di controllo domiciliare si conclude con la formulazione del giudizio prognostico, non sempre coincidente con la valutazione del curante. Il medico di controllo può infatti ritenere il paziente idoneo a riprendere l’attività lavorativa in un periodo antecedente a quello ipotizzato dal medico di famiglia, con reintegro a partire dallo stesso giorno della visita o comunque non oltre il terzo giorno da questa.

La riduzione di prognosi non è un atto di prevaricazione né di sfiducia nei confronti del curante, come talvolta viene interpretato dai suoi assistiti.  Per comprendere tale affermazione si pensi a due soggetti affetti da sindrome influenzale, un macellaio ed un impiegato. Il medico di famiglia ritiene che ad entrambi occorrano sette giorni per guarire completamente, formulando  una prognosi esclusivamente clinica. Il medico di controllo esprime un parere medico legale sulla capacità di lavorare del paziente, in riferimento alla specifica attività professionale. Ne consegue che dopo cinque giorni, a parità di sintomatologia, un raffreddore residuo, l’impiegato potrà essere ritenuto idoneo, mentre il macellaio, sia per le condizioni climatiche della sede di lavoro, sia per le implicazioni igieniche, potrà godere di tutti i giorni di malattia già assegnati.

L’assicurato che, in disaccordo con la decisione del medico fiscale, rifiuti  la riduzione della prognosi, deve essere inviato il primo giorno successivo utile nella sede Inps di appartenenza, per essere sottoposto a visita dal dirigente medico legale, la cui decisione è dirimente.

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