Considerazioni su un intervento di emergenza per alcuni iscritti all’Associazione Nazionale Medici di Controllo INPS (ANMEFI)

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Matteo Renzi

 

Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali On. Giuliano Poletti

Al Sottosegretario del Ministero del Lavoro On. Teresa Bellanova

Direzione Generale per le Politiche Previdenziali e Assicurative dott. Edoardo Gambacciani

Al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin

 

Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione On. Maria Anna Madia 

Al Sottosegretario del Ministero per la semplificazione e P.A. On. Angelo Rughetti

 

Al Presidente e Componenti della XII Commissione Affari della Camera dei Deputati

 

Al Commissario Straordinario dell’INPS Dott. Vittorio Conti

Al Direttore Generale dell’INPS Dott. Mauro Nori

Direzione Centrale prestazioni a sostegno del reddito INPS dott. Luca Sabatini                     Collegio dei Sindaci INPS dott. Daniela Carlà, dott. Antonino Galloni, dott. Mariano Martone, dott. Giuseppe Mastropietro

Al Sig. Presidente della FNOMCEO Sen. Prof. Amedeo Bianco

 

e p.c.

Ai Presidenti degli Ordini dei Medici

Ai soci dell’Associazione Nazionale Medici Fiscali

 

Agli Organi di stampa

 

LORO SEDI

 

La grave situazione lavorativa dei medici fiscali, che oramai si protrae da 15 mesi, ha spinto il consiglio direttivo dell’associazione ANMEFI ad indagare tra i suoi iscritti sulle realtà più disagiate, avendo avuto più volte segnali preoccupanti da parte di alcuni degli associati, con particolare riguardo nei confronti di chi svolge solo questo lavoro, deve mantenere figli agli studi, è stato costretto a liberarsi di beni necessari per far fronte al lungo e persistente periodo di difficoltà.

In alcuni casi i soci si sono autotassati per far fronte alle esigenze della vedova di un collega, deceduto quest’anno, e che non aveva il minimo necessario per mantenere i due figli minori e visto che il marito già da mesi non lavorava, se non con quel minimo per sé stesso. Di qualche settimana fa è un’altra colletta per pagare l’assicurazione dell’auto di un collega, che effettuava una decina di visite al mese, evidentemente insufficienti anche per il minimo vitale.

Più di qualche medico ha dovuto vendere casa, per trovarne una più piccola, mentre altri hanno dovuto lasciare appartamenti dall’affitto non più sostenibile per accontentarsi di qualcosa di più economico. Ma gli esempi continuano, e ci si limita a questi più eclatanti per non dare l’idea che il senso dell’iniziativa volesse manifestare la natura “piagnona” dei medici fiscali, che dalla sera alla mattina si son ritrovati a rivedere la propria vita dopo almeno un ventennio di attività continua con l’INPS.

Continuano a giungere richieste di aiuto all’associazione e decine di soci sono in arretrato con le tasse e la quota ENPAM, proporzionale al reddito 2013.

Bisogna però dire che il problema, per fortuna, non riguarda tutti, ma solo un centinaio di colleghi, ed alcuni in particolare, come è stato evidenziato dai dati raccolti in forma manifesta, ovvero dichiarando ciascuno degli intervistati la propria sede di lavoro, nome e cognome, quindi tutto facilmente verificabile.

Nell’invito girato ai soci ci si è rivolti solo a coloro che hanno effettuato un numero di viste inferiori a quaranta negli ultimi quattro mesi, esonerando i restanti dalla partecipazione al censimento.

Ben chiaro che il numero di visite era riferito al totale tra quelle assegnate d’ufficio e da datore di lavoro.

La sperequazione, facilmente verificabile dall’INPS, se da un lato rende tolleranti la maggior parte dei medici fiscali, purtroppo è insostenibile per alcune centinaia di essi che, come dai dati allegati, sono letteralmente costretti alla fame. I dati sono riferiti a tutti i medici incaricati nella singola sede e per i quali quanti hanno risposto sono garanti. Difatti, l’assegnazione delle visite segue criteri legati al territorio e non alla forza lavoro, conseguentemente il livello di pochezza delle visite è appiattito in misura identica per tutti i colleghi in tale area.

Ad essi è negato ogni diritto alla salute, al minimo vitale, riscontrando situazioni da vera vergogna sociale, per essere costretti a vivere con 300-500 euro al mese, per altri poche centinaia in più e per tutti rigorosamente lordi. Una denuncia sociale da far rabbrividire chiunque, considerato che si tratta di professionisti portati allo stremo, costringendoli a perdere ogni dignità che spetterebbe anche al cittadino più indigente.

Però nel contempo essi continuano a dare la propria disponibilità su due fasce, dal lunedì alla domenica, ed accendono il notebook mattina e pomeriggio, pur senza avere visite da effettuare.

Dopo tutte le incompatibilità a suo tempo imposte, questi medici sono usciti fuori dalle graduatorie della medicina dei servizi e sono stati costretti, loro malgrado, a continuare a lavorare con l’INPS anche più di vent’anni, trovandosi il “benservito” per puro caso, dalla sera al mattino dopo.

Rimettersi in gioco a 55 ani, perché questa è l’età media dei medici fiscali INPS, non è facile, se non impossibile, anche perché l’età pensionabile è ancora ben lontana.

In considerazione delle brevi note che tutti vorremmo non fossero mai rese note, per non umiliare ancor più i già provati medici, ci permettiamo di suggerire all’Ente, che comunque è formato da persone, di spendersi per venire incontro a questi professionisti che hanno perso ogni ritegno e ogni decenza civile. Sappiamo bene che il funzionario è soggetto alle regole e deve attenersi ad esse, ma in attesa di sviluppi che ormai tutti auspichiamo in favore di questa categoria messa sulla strada, si trovi una soluzione per venire loro incontro. Si garantisca quel minimo vitale per ognuno di essi. Stiamo parlando di poche centinaia di medici, non per tutti i 1381, nonostante anche la maggior parte di questi siano in attesa di una soluzione contrattuale, possibil-mente prima che si esauriscano gli esigui  risparmi rimasti.

Siamo certi che si troverà un rimedio, visto l’esiguo numero di soci che abbiamo riscontrato in così grave situazione economica.

Per quanto ci è pervenuto, su 95 medici un solo caso si è visto palesemente insostenibile, con un numero medio di visite di 7 al mese, in una sede della Sicilia. 28 sono coloro che effettuano dalle 10 alle 20 visite mensili (soprattutto sedi di Imola, Cosenza e Crotone), 45 quanti ne effettuano dalle 20 alle 30, intendendosi sempre quelle disposte d’ufficio con quelle da datore di lavoro. 19 sono coloro che ne effettuano dalle 30 alle 40, 4 superano di poco le 41. Le sedi INPS interessate, ma solo perché i soci ANMEFI hanno segnalato il numero di visite inferiore a 40, sono 60. Si ribadisce che i dati devono intendersi riferiti alla sola sede ed il numero deve essere necessariamente moltiplicato per quello dei medici operanti in quella realtà.

L’associazione ignora le condizioni di molti colleghi non soci in altre sedi non indagate con questa ristretta indagine, per cui ci si augura, con sollecitudine, uno studio capillare da parte dell’INPS che confermi l’emergenza di quanti stanno vivendo l’allarmante disagio economico.

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